Grind Café EX #1: Slasher School

prom night

Sebbene i più fortunelli siano ancora a bagnar gli alluci ed arrostirsi sopra, la maggior parte di voi avrà già fatto i conti con la crudele realtà quotidiana, il puzzo di asfalto, e per i più giovani, il freddo abbraccio di un decadente, arretrato ed affossato sistema scolastico, di compiti copiati e lezioni tediose, ed è questo il tema del primo numero di Grind Cafè EX, ma come l’apprendimento stesso, non si smette mai, quindi è Grind Cafè, solo che continua qui invece che su Checkpoint Cafè.

Per celebrare l’inizio/ritorno della rubrica, oggi diamo un’occhiata a due slasher americani anni ’80 a tema scolastico, dimostrando che forse non era la decade migliore per la scuola, o la moda, se per quello.

Prendete il vostro evidenziatore, appuntino e roncola, si inizia!

splatter university logo

Anno: 1984
Titoli Alternativi: Campus Killings
Nazione: Stati Uniti
Durata: 1 ora e 18 minuti
Regia: Richard W. Haines

Mi ci è voluto molto per arrivarci, ma sì, è tempo di parlare di un film Troma.

Cos’è Troma? Ma niente meno che i re americani dei b-movies, dell’horror demenziale e dello shlock low budget, e dico questo con affetto e rispetto, perchè Troma è uno dei maggiori distributori e produttori di film indipendenti, fin dalla sua fondazione nel 1974, portando film folli divenuti di culto, come The Toxic Avenger, Sgt. Kabukiman N.Y.P.D., Class Of Nuke ‘Em High, Tromeo And Juliet, Cannibal! The Musical, e spesso debuttando attori e registi che sarebbero diventati famosi, come Trey Parker, De Niro, Oliver Stone, Brian De Palma, anche Samuel L. Jackson e James Gunn.

Di nuovo, davvero l’horror pare essere l’inizio di tutto nel cinema. 🙂

Il suo fondatore, Lloyd Kaufman, è ancora oggi attivissimo, ed è incredibile vederlo fare cammeo in un episodio dell’AVGN e poi apparire in Guardiani Della Galassia, diretto dal suo pupillo James Gunn, regista di Slither e responsabile anche della storia di Lollipop Chainsaw (molto “tromesco”), c’è un’annuale Tromadance, e tanto altro ancora, ne riparleremo meglio e nel dettaglio in altri numeri.

Splatter University the knife tasting competition

GNAM!

Si potrebbe appuntare che potevo scegliere un film più rilevante per iniziare ad esplorare l’universo Troma e per parlarne, e sarei d’accordo, ma le tempistiche sono una brutta bestia, e mi piace il tematismo. Quindi, è tempo di “laurearsi in orrore”, e purtroppo la tagline inglese è un po’ meglio del film che pubblicizza, ad essere schietti. Mi aspettavo qualcosa di più, visto che è parte della collana “Slasher Classic Collection” di Film 88 (che nella versione Blu-Ray include un altro film del regista Richard W. Haines, What Really Frightens You del 2008).

Non per dire che Splatter University è un brutto slasher, ma mi aspettavo qualcosa di più, essendo questo un film Troma. Ammesso, questo è un film che nei primi 5 minuti ha un bodycount di 2 persone, e la prima viene accoltellata nel pene, si parte rapidi e si capisce subito che tipo di film è, apprezzo questa aperta dichiarazione di intenti.

La trama è “slasher 101”: malato mentale fugge da un manicomio uccidendo un inserviente, e stavolta caracolla verso una scuola, uccidendo un’insegnante. Mesi dopo viene mandata un’altra insegnante a sostituire quella deceduta, ma – oltre alla solita classe di cazzoni svogliati che esiste in ogni decade – continuano a girare voci sul killer mai catturato, ed altri brutali omicidi rincominciano ad accadere nel campus, e non solo.

Una delle maggiori sorprese per me è constatare che in questa università ci sia un prete come direttore, non c’è la divisione di chiesa e st- lasciamo perdere, ci sto pensando troppo sopra per un film Troma. C’è un colpo di scena, ed uno non male, uno ben pensato e meno ovvio del previsto, che però finisce per ricalcare il sottotesto comune ai film di questo sottogenere. Non al livello del twist finale di Sleepaway Camp, uscito un anno prima di questo, sorry.

Splatter University mental dude

Detto questo, è un tipico slasher anni 80, in cui quando il teenager clichè di turno non viene punzonato a morte da un coltello, vi beccate scene su scene di teenager (più “teenager” di Steve Mc Queen in The Blob di sicuro) che fumano sulle scale, che bevono, parlano di chi si è fatto chi, vanno a limonare in macchina al drive-in, e via dicendo, con un vestiario e chiome (specialmente maschili) di cui non piangerò la departita, al contrario di molta musica. Anche se il tema principale synth è un po’ ridicolo ed a tratti più che ad un killer in attesa mi fa pensare ad un hacker che cerca di crackare il firewall del labirinto della superstrada delle informazioni.

E francamente, ci sono momenti divertenti (come la litigata al drive-in) anche se i personaggi degli studenti sono in un sottile equilibrio tra l’essere accattivanti in quanto rozzi e simpatici clichè, e tra l’essere stupidi ed odiabili perchè incredibilmente clichè, alla fine un po’ mi dispiace che vengano uccisi, seppure con gore di buona fattura che mi avrebbe fatto più impressione allora, oggi la sua graficità non ha lo stesso effetto, ma gli effetti non sono niente male, a volte sono un po’ rozzi, ma per una produzione low budget ci sono momenti in cui c’è un notabile dettaglio sui cadaveri.

Oh, sì, dovrei parlare dei personaggi. Non ne vale la pena, vi risparmio un paragrafo che non serve a nessuno, neanche a me. Sono tutti stereotipi, gradevoli, tutto qui, come il prete facilmente arrapabile che strabuzza gli occhi come un cartone animato di Tex Avery a vedere due cosce. Non è il tipo di film che ha particolare interesse a caratterizzare i suoi personaggi, tanto eventualmente verranno accisi e buttati da qualche parte.

splatter-university a priest

Nel complesso, la regia è decisamente competente, non ci sono problemi grossi di pacing, non si tira neanche per le lunghe (visto che non raggiunge neanche un’ora e venti minuti di durata), è divertente, con del buon gore per l’epoca ed il budget, ed ha un decente colpo di scena finale. Anche se certe uccisioni sono così goffe e malfatte da essere buffe., il che se non altro rende il tutto più divertente. 🙂

Splatter University non è un classico del genere come Film 88 vuole far credere, ma è innegabile che i fan del genere avranno di che divertirsi con il più che decente slasher di Richard W. Haines, che alla fine pecca solo di non essere folle ed esagerato come il marchio Troma farebbe sperare. Il vostro apprezzamento per film horror di quest’epoca può dipendere (in parte) da quanto o meno vi manchino gli anni ’80 e tutto quello che comportano.

Ironicamente, sopra la sufficienza (per questi slasher senza pretese) non si va, altro che laurea. Peccato.

Return To Horror High logo

Anno: 1987
Titoli Alternativi: La Scuola Degli Orrori
Nazione: Stati Uniti
Durata: 1 ora e 35 minuti
Regia: Bill Froehlich

Se vuoi vendere un film horror o perlomeno dargli qualcosa che lo faccia notare in mezzo al mare di simili produzioni, una buona tattica per attirare gli aficionado da parte è avere nel cast un attore poi diventato famoso. Peccato che questo abbia senso solo in retrospettiva, ed anche aver George Clooney (7 anni prima che E.R lo renda famoso) nel cast non ha mai dato grandissima esposizione, postuma o meno, a questo film, che infatti ho scoperto solo cercando slasher a tema scolastico per il numero. Anche tra gli appassionati è abbastanza poco noto, e raramente discusso.

Ma fa piacere vedere che in fondo è vero che l’horror è un punto di partenza per moltissimi attori e registi poi diventati famosi, James Rolfe non sbagliava quando diceva “tutto inizia dall’horror”. 🙂 Questo avrebbe anche una release italiana in DVD come “La Scuola Degli Orrori”, ma è rarissimo, fuori catalogo, quindi non pensate di potervela cavare con 5 euro per una copia usata. Non è neanche così costoso tutto sommato, ma non avendo altri soldi da buttare per questo al momento, ho optato per la versione britannica, che perlomeno giustifica il suo prezzo essendo un remaster da negativo fatto di recente (su Blu-Ray e DVD), ed è parte della “Slasher Classics Collection” di Film 88 iniziata nel 2015 o giù di lì.

Ed in un certo senso abbiamo parlato fin troppo della presenza di George Clooney in questo film, visto che è a schermo per circa 5 minuti, e solo nella parte iniziale. Ironico che, anche se questo film è stato fatto ben prima che diventasse famoso, il suo personaggio se ne vada dal film per fare una serie tv, perchè ha trovato di meglio di “quella robetta low budget”.

Return To Horror High george clooney

E quando dico “dal film”, lo intendo in più di un senso. Sì, questa è la tipica cornice del film dentro il film, con una casa di exploitation, la Cosmic Pictures, che va nella fittizia città di Crippen per girare un film su un massacro realmente avvenuto alla locale scuola superiore, con il killer mai catturato. Una produzione di gusto, insomma.

Mentre la crew sta girando il film nella stessa scuola degli omicidi, alcuni attori incominciano a sparire senza lasciare traccia, facendo temere al protagonista (un poliziotto che fu studente proprio in quella scuola e si è offerto come attore per il film) ed all’attrice principale che – forse – ci sia davvero ancora il killer responsabile del massacro, e gli stia eliminando uno per uno.

Il film è narrato in maniera frammentata ed acronologica, da diversi punti di vista, il che rende il tutto più interessante e fa funzionare meglio la dissipazione del confine tra la realtà del film e la “finta realtà” del film girato nel film, in molti casi mi sono trovato seriamente incerto se stavo vedendo la crew girare una scena del “film falso”, con alcune sequenze che sono così volutamente goffe e clichè, alcune scene oniriche ed altre che fanno un buon lavoro nel confondere lo spettatore.

E vale la pena farsi illudere, perchè alcune scene del vero “film finto” non sono neanche malvage, certo, sono intenzionalmente fatte clichè, ma ho visto tanta roba peggiore che esiste davvero (non che qualcuno dovesse per forza far divenire realtà lo slasher che stanno girando qua, badate bene), ed il colpo di scena finale è buono, e coincide perfettamente con quanto fatto ed inteso dalla narrativa frammentata.

Return To Horror High a literal bucket of blood

“Non si gioca con il budget!”

Non è scioccante, ma è ben fatto, ha perfettamente senso, ed ovviamente tira un’altro plot twist d’effetto proprio alla fine, uno che però è solo d’effetto e non ha molto senso, come da “tradizione” per il genere, specialmente (ma non solo) in produzioni low budget.

Se siete qui per il gore e le uccisioni, per il truculento, non sarete del tutto soddisfatti al riguardo, perchè – di nuovo – è (quasi) tutto dichiaramente falso, materiale da film splatter con arti mozzati finti, secchi di sangue finto grossolano (anche se gli effetti speciali non sono malvagi per questi livelli di produzione), e le uccisioni del killer hanno spesso un tono semi-comico, che è difficile prenderle sul serio.

Questo il film lo sa, fortunatamente, e se non è “pauroso”, è molto più sul divertente, con il produttore che tartassa l’assistente per correzioni minori, gli screzi tra produttore ed il regista che spiega la sua visione finendo per dare un monologo stralunato, e c’è anche spazio per un po’ di commento sociale, con l’attrice principale che si ribella quando le devono fare girare la scena di stupro, e vuole che le scrivano qualcosa di meno degradante, perchè anche se “è solo un film”, la gente assorbe le cose che vede, ed a volte la prende come realtà.

Commento Finale

Il più delle volte cercare nel sottobosco di slasher anni 80 serve solo a trovare qualcosa che non fece clamore all’epoca per motivi giustificati, di film derivativi di questo tipo in quegli anni non ne mancarono, visto che fu la decade in cui il fenomeno “slasher” esplose.

Ma a volte si trovano piccole gemme di genere sepolte nel mucchio, e Return To Horror High è una di queste, un film volendo ambizioso per un sottobosco che spesso si contenta di replicare senza sprizzi creativi la solita formula dell’assassino che uccide ad uno ad uno teenager, magari variando l’arma dell’eccidio come unico sforzo di immaginazione. Certo, lo scenario del film horror in cui qualcuno sta girando un film horror (con il killer che ritorna sul luogo della strage fatta anni prima) non è freschissimo, ma è un territorio sorprendentemente poco battuto, anche oggi.

Return To Horror High the end question of them all

Questo perchè richiede un maggior livello di sofisticazione rispetto a riscaldare la sbobba, e perchè è molto più facile fallire giostrando una trama con elementi metacinematici, ancor più quando si opta per una narrazione frammentata senza continuità cronologica e per una venatura comica. Ma il film di Bill Froelich riesce bene nel suo intento, lasciando lo spettatore sempre incerto se quanto veda sia vero nel film o doppia finzione, giocando bene con i clichè, con scene divertenti che non esagerano mai nel far satira sugli slasher stessi per il gusto di farlo, e colpendo sul finale con un ottimo colpo di scena.

Sono stato genuinamente sorpreso, è un buon film di genere che dimostra vale sempre la pena cercare, anche in questi settori dell’horror, perchè questo di sicuro non vale solo in virtù del fatto che ha per 5 minuti a schermo un giovane George Clooney.

Consigliato senza remore agli appassionati.

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