Frankenstein Junior (1974) [RECENSIONE] | The Schwanzstucker Redemption

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Siccome il mio compleanno è domani, ho deciso di farmi un regalo, e recensire quello che è – senza dubbio – uno dei miei film preferiti di sempre (se non il mio preferito), ovvero Frankenstein Junior di Mel Brooks, uno che non ha certo bisogno delle presentazioni che gli farò, ma le generazioni più giovani potrebbero non conoscerlo.

Ancor più visto che appartiene a quel tipo di commedia parodica che si concentrava su un genere od un film (padroneggiata dallo stesso Brooks in Balle Spaziali), incredibilmente popolare e mostrata nei cinema, che andò a spegnersi per accogliere la progenie degenere del “Movie” (con cui forse siete più familiari) , quei pastrocchi sconclusionati di citazioni a caso e battutacce, di orrendo gusto, beceri e soprattutto terribili, aberranti film, e quando una commedia è brutta non v’è salvezza.

Non starò a dire cazzate da vecchio scorreggione su come “non ci sono commedie più belle come quelle….” ed agitare il bastone, ma voglio rendere chiaro che il film viene da un’epoca molto diversa, sebbene non così lontana temporalmente, una in cui il termine “parodia” non stimolava subito bile e diffidenza nell’ascoltatore, una in cui non esistevano film come The Walking Deceased (il quale almeno sta dove merita, nei mari dell’oblio).

BACK IN YE OLDEN TRANSYLVANIA

Come il titolo implica, questa è una parodia della storia di Frankenstein, creata notoriamente da Mary Shelley, ma non si limita al libro, prendendo nel bersaglio anche il ciclo di film Universal dedicati al dottore e la Creatura, iniziato nel 1931 dal “Frankenstein” di James Whale, e difatti il film è completamente girato in un glorioso bianco e nero per autenticità, con i tipi di transizioni che imitano (assai bene) quelle di un vecchio horror Universal degli anni ’30 (il cerchio nero che conclude la scena, il closing iris), oltre a continui fulmini che schioccano nel cielo grigio ed a macchine del fumo che crescono spontanee ovunque, elementi tipici dell’horror d’epoca.

Ancora più incredibile segno della dedizione e dell’importanza data al materiale originale è il fatto che furono usati i vari set e gli stessi oggetti di scena del film di Whale, ricollocati in maniera meticolosa nelle stesse posizioni del film del 1931.

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La storia vede come protagonista il giovane medico e professore universitario Frederick Frankenstein (Gene Hackman), nipote del celeberrimo barone Victor von Frankenstein che odia il nome di famiglia e la storia che si porta dietro, tanto da urlare ai suoi studenti (dopo aver chiarito la pronuncia del cognome) che il suo antenato era un fanfarone, un pazzo, in sintesi un coglione per credere nella possibilità di riportare in vita tessuto morto.

Dopo una lezione all’università Frederick riceve la visita del notaio di famiglia (Richard Haydn), il quale gli comunica che il fu Victor gli ha lasciato in eredità un castello in Transilvania. Frederick è scettico e disprezza l’operato dell’avo, ma si reca comunque nella cittadina romena, dove è avvicinato da Igor ( un superbo Marty Feldman), l’ex-assistente gobbo di Victor Frankenstein, che gli offre i suoi servizi in quanto erede dei Frankenstein, ed altre vecchie conoscenze dello zio pazzo che convincono anche Frederick a tentare lo stesso folle esperimento, di ricreare vita dalla morte.

Ma gli abitanti dell’innominata cittadina romena ricordano i trascorsi con il vecchio Victor, e si preparano a rispolverare le torce e forconi al ritorno di un Frankenstein….

SI PRONUNCIA AIGOR

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Essendo una parodia di Frankenstein, potete immaginarvi che le scene madri della serie cinematografica (e con ciò intendo i primi 3 film, Frankenstein 1931, Bride Of Frankenstein e Son of Frankenstein) siano riprese in chiave comica, come il mostro che lancia la bambina nel lago (credendo che galleggerà come un fiore), il cervello anormale portato da Igor al posto di uno sano, l’incontro della Creatura con il vecchio cieco, la musica che attira ed ammansisce il mostro, o l’ispettore di polizia Kemp con il braccio artificiale (parodia del personaggio Ispettore Krogh di Son Of Frankenstein).

Queste cose se siete fan di film horror probabilmente le saprete già, ma che vanno oltre all’essere divertenti parodie dei vari elementi, e sono esilaranti in sé, anche senza troppa conoscenza pregressa dei film Universal di Frankenstein. Inoltre, oltre a scene parodiche isteriche ed esilaranti, ci sono molte battute che sono creazioni originali e sono diventate leggendarie a loro volta, come “Lupo ululì, castello ululà” (eccelso adattamento del gioco di parole “Werewolf? Therewolf”), “potrebbe andare peggio: potrebbe piovere”, ed altre, altre ancora, divenute memi prima dei memi.

Non che debba dirvele, visto che questo film è diventato tradizione per generazioni, per anni fu mostrato a capodanno in televisione, ed è uno dei film di Mel Brooks di maggiore successo, un classico a tutti gli effetti, al quale mi introdusse mio padre, più cinefilo del previsto. Fu un film estremamente popolare e che si meritò ampiamente la fama.

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Inoltre, a livello di parodia, è decisamente invecchiato meglio di Balle Spaziali, a cui voglio bene e che trovo divertente, ma mi spiace, Frankenstein Junior è semplicemente migliore, e penso di poterlo dire con cognizione di causa, essendo il film che ho visto più volte (almeno 13) in vita mia, e visione dopo visione continua ad essere brillante come la prima volta, se non di più, visto che ora sono più esperto e navigato. Per sicurezza l’ho rivisto una volta prima di fare la recensione (in lingua originale, per cambiare), e sì, penso che se 44 anni dopo non c’è nulla di davvero troppo datato, anche grazie ad un adattamento italiano incredibile, a volte capace pure di migliorare od adattare giochi di parole e battute dal copione originale, cosa non facile visto il materiale.

FRANKESTINE FOREVER

Davvero, pur rimuovendo il più possibile (e con un bello sforzo) il fattore nostalgico, faccio fatica a trovare veri difetti al film, perchè dovunque cerchi c’è qualcosa da complimentare, come la musica di John Morris che rievoca i temi dei film Universal dell’epoca od il superbo cast, con un Gene Wilder in quella che – discutibilmente – è una delle sue migliori recitazioni, accompagnato da un altro attore comune ai film di Brooks, Kenneth Mars, meglio noto come il nazista amante dei piccioni di The Producers/Per Favore Non Toccate Le Vecchiette, anche Cloris Leachman (un altro nome di prestigio, ancora attiva come personaggio di American Gods) e Gene Wilder, ampiamente noto per Willy Wonka E La Fabbrica Di Cioccolato del 1971, Bonny & Clyde del 1961, le altre collaborazioni con Mel Brooks come il già citato The Producers e Blazing Saddles/Mezzogiorno E Mezzo Di Fuoco. E Hanky Panky del 1982.

Peter Boyle (Tutti Amano Raymond, Taxi Driver, Malcom X, il primo Dr. Dolittle, il pilot di Poochinski) nei panni del mostro non è così ricordato ma dovrebbe esserlo, visto che riesce ad essere divertente senza dire una parola per quasi tutto il film, e fa un ottima Creatura in chiave comica. A questo proposito, il make up del mostro è di altrettanta buona qualità, come gli effetti speciali, con livelli di produzione medio-alti, decisamente molto superiori a quelli di un qualsiasi horror Universal degli anni 30.

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Per amor di completezza, parlerò brevemente dell’edizione Blu-Ray rilasciato per il.40 anniversario del film, la più recente di cui sono a conoscenza e quella usata per la recensione.

Oltre ad una buona qualità video (non che Frankenstein Junior avesse esattamente bisogno dell’HD) e le tipiche opzioni audio-sottotitoli, sono compresi diversi extra, alcuni già presenti nelle versioni DVD (possedevo il film in DVD anni fa), come le scene tagliate – disponibili con audio originali e sottotitoli -, altri nuovi, come un commento audio, versioni alternative di scene come quella di Igor nella sala dei cervelli, trailer, commenti sulla storia del film da parte del cast, interviste ed altro. Un pò confusionario che le scene tagliate più note – come la lettura del testamento, il violonista, etc. – siano nascoste in “ Scene Tagliate SD”, mentre ci sia molto materiale e take di diverse scene mai usati, come alcune che prendevano luogo in una foresta (mai arrivata nel taglio finale).

Decisamente c’è molto materiale extra, quello che ogni fan vorrebbe da un’edizione Blu-Ray, ma siccome amo il film, devo essere brutalmente onesto, dopo aver visto diverse scene e sequenze tagliate, ho capito perchè furono tagliate (non erano granchè), e sono felicissimo che la versione finale sia quella che è. A parte la lettura del testamento, quella l’avrei tenuta, personalmente.

Senza dimenticare l’extra migliore, l’essenziale “pulsante Frau Blucher”, che fa esattamente quello che pensiate faccia. Se questo non vi convincerà a comprare il Blu-Ray, nulla lo farà. 🙂

Commento Finale

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nitrisce un 10/10

Se non l’aveste visto, redimetevi subito.

Ancora un classico, vi risparmio altre righe in cui direi essenzialmente la stessa cosa. 🙂

5 risposte a "Frankenstein Junior (1974) [RECENSIONE] | The Schwanzstucker Redemption"

    • no, nessun dispiacere, anzi! Solo che non hai linkato la mia recensione, ma quella di “Per un Pugno di Film” su “’71” di Yann Demange (che non conoscevo proprio, quindi qualcosa di guadagnato).

      btw, non se ti potrebbe intessare, ma il compianto Peter Boyle fece anche il protagonista nella serie tv “Poochinski”, roba mai andata oltre il pilot, e già è un mezzo miracolo se esiste quello.

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