[EXPRESSO] Dogman (2018) | Cryin’ all the time

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È quello di Matteo Garrone (L’Imbalsamatore, Gomorra, Il Racconto Dei Racconti) il primo a giungere nei cinema nostrani, il primo dei due film italiani di quest’anno (l’altro è l’imminente “Rabbia Furiosa – Er Canaro” di Sergio Stivaletti) basati sulla vicenda di cronaca nera di tardi anni ’80 riguardante Pietro De Negri (detto “Er Canaro della Magliana”), che uccise brutalmente un ex-pugile dilettante Giancarlo Ricci, il quale ricattava l’uomo da mesi.

La vicenda (così come ricostruita da Negri stesso, ma smentita dai fatti) fu decisamente nota all’epoca, con mutilizazioni e violenze da film di Buttgereit (meno la necrofilia, quella no), od almeno così fu raccontata. Non essendo questo un docufilm, ovviamente ci sono alcune libertà artistiche prese da Garrone, come dare nomi diversi ai personaggi e l’ambientare il tutto sì a Roma, ma una Roma più contemporanea.

Marcello (interpretato da un meraviglioso Marcello Fonte) è un modesto, affabile e timido toelettatore canino (padrone del titolare negozio) che divide la sua giornata tra il lavoro, l’amata figlia Sofia, e purtroppo anche i soprusi di Simoncino, un ex-pugile che non è il suo Bruto, ma terrorizza l’intero quartiere. Gradualmente sempre più incapace di sopportare le disgrazie ed i continui ostacoli causatigli dal criminale, Marcello pianifica un modo per vendicarsi di Simoncino, senza dispendiare di immaginazione nei termini in cui reclamerà giustizia per sé.

All’apparenza una tipica storia di vendetta in cui il protagonista remissivo alla fine si vendica del “bullo”, ma curiosamente la rivalsa (che seppur sapete arriverà) non è glorificata né particolarmente enfatizzata, c’è piuttosto un realistico ed apparentemente pacato senso di disgregazione, con Marcello che cerca di ignorare tutto e continuare a vivere come niente fosse, ma le conseguenze degli eventi – di cui lui è pur vittima – gli impediscono di aver vendetta anche quando vince.

Intenso, ipnotico, e disperato.

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