[ZOATROPIA] Fantastic Planet/ Le Planete Sauvage (1973)

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Disponibilità in Italia: DVD della Ripley Home Video (fuori catalogo ed introvabile)

Bozza

Scoperto per puro caso via clips inserite nel video musicale di Spacer Woman, questo è uno dei lavori più noti e celebrati di Renè Laloux, un regista francese di animazione (andatosene nel 2004), uno di quei registi che mi fa venir voglia di tornare indietro e schiaffeggiare i docenti di cinema all’università per NON avermi mostrato suoi film. È criminale che abbia passato così tanto tempo senza sapere chi è, perchè ero già ipnotizzato dalle poche immagini e clips di Fantastic Planet, e già a prima occhiata gli altri due film che fece (Gandahar e I Maestri Del Tempo, quest’ultimo collaborazione con Moebius) sono altrettanti interessanti.

Sì, è un caso di un regista con pochi lungometraggi nella sua filmografia, ma anche diversi corti, spesso scritti con Roland Topor, importante collaboratore anche in Fantastic Planet (titolo usato per il mercato americano), del quale scrisse la sceneggiatura assieme a Laroux stesso, film questo – come ho già detto- de facto il più famoso del regista francese, il che significa relativamente poco, visto che non ne ho mai sentito discutere da nessuna parte, né letto il suo nome di passaggio su riviste di cinema, ma sono sicuro che qualche appassionato di animazione della vecchia guardia lo conoscerà già.

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Il film è una co-produzione franco-cecoslovacca, (basato sul romanzo del 1957 “Oms en sèrie” scritto dal francese Stefan Wul), una che subì direttamente pressioni politiche del tempo, dovendosi spostare da Praga a Parigi per evitare interferenze con il regime comunista in potere all’epoca, e c’erano certamente astii, visto che il regista fu quasi rimosso dalla produzione, che voleva il designer grafico del film (Josef Kàbrt) al suo posto, anche perchè Laloux era l’unico di nazionalità non-cecoslovacca dello staff.

Sul pianeta Ygam vive una razza di giganti umanoidi mistici dalla pelle blu, giganti tecnologicamente avanzati, i Draag, ma esistono anche umani, definiti Oms dalla razza “aliena”, e da essa trattati come una razza primitiva di formiche fastidiose, come animali alla meglio addomesticabili, alla peggio sterminabili con facilità. Le cose iniziano a cambiare quando un Om, tenuto come amato animale da compagnia, per caso riesce ad accedere alla conoscenza dei Draag, la quale utilizzerà per aiutare altri umani (od “om selvaggi”) che vivono ai confini estremi della città ginormiche a misura dei giganti blu, e vogliono solo un posto dove vivere senza temere di essere uccisi o schiavizzati.

Un posto che viene chiamato “il pianeta selvaggio”, una terra promessa per gli Om che però rischia di diventare realtà tangibile e concreta.

Inchiostratura

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Quella di Le Planete Sauvage è quindi una storia di incomprensione e di discriminazione razziale, d’impronta socio-politica, come reso chiaro fin da subito, con una Draag giovane che prende il bambino umano in quanto la madre è morta (dopo che alcuni bambini Draag ci hanno giocato come con un insetto), e lo accudisce come un animale, dandogli il nome Terr (un “nome che sia da Ohm”, come gli viene appuntato dal padre) ed un collare per poterlo chiamare a sé nel caso scappi.

A contrastare ulteriormente con la natura selvaggia degli Om c’è la predilezione dei Draag per la meditazione, a cui dedicano gran parte del loro tempo, quando non discutono di problematiche politiche o si interrogano sulla natura e reali capacità di queste piccole creature che si portano dietro come compagnia, ma di cui non sanno (curiosamente) poi molto, di cui riescono a trovare artefatti antichi ema di cui non comprendono il linguaggio, e che cercano di contenere con stermini.

Ammesso, i Draag sono già interessanti anche solo da vedere, visti gli eccelsi design surreali di Topor (artista che collaborò anche con Fellini e fu parte del collettivo artistico contro-surrealista Movimento Panico assieme a Alejandro Jodorowoski e Ferninando Arrabal, che si diedero anch’essi al cinema) questi alieni blu con vesti ad indicarne una certa sobrietà e sacralità (cosa rafforzata dalla sopraccitata importanza data al mistico rito della meditazione, che gli fa fluttuare), un fare civile, ma con orecchie più simili a branchie e soprattutto dei penetranti e minacciosi occhi rossi.

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Cosa valida per il resto del pianeta Ygam, ricolmo di visuali intriganti, di surreali (ed a volte sul limite del ributtante) creature che abitano i suoi deserti, spesso adornati di piante bizzarre su cui cresce diamante che si rompe fischiandogli vicino, od abitati da umani che sono sopravvissuti e hanno istituito dei loro riti, più o meno selvaggi e mistici, senza mai dimenticare come inimicarsi tra loro, anche in situazioni estreme come queste.

Molto del mondo è visto ed osservato, e di fatti questo è decisamente uno dei quei film d’animazione con un alto livello di dettaglio e stile che potreste rimirare contenti singoli frame fuori contesto e comunque rimanere incuriositi (alla peggio), tanta immaginative e ipnotizzanti sono le visuali, ma c’è anche un bel po’ del mondo che è spiegato brevemente ed accennato in passaggi vocali durante le “lezioni” dei Draag, in cui vengono usati misure e termini fantastici per descrivere creature, terreni, lune, ed altro ancora, riuscendo a rendervi curiosi ed intrigati anche da curiosità accennate di passaggio, che vi fanno ancor più credere questo sia un mondo alieno.

Non aspettatevi personaggi particolarmente caratterizzati da questo film, però, perchè qui non è esagerato dire che esistono solo in funzione narrativa e simbolica: Tiwa, la Draag figlia del maestro che accudisce Terr fin da bambino, uno dei personaggi con maggior caratterizzazione, viene completamente dimenticata dalla narrazione alla fine del primo atto, poiché non ha più utilità per la storia. L’unica eccezione parziale è quella di Terr, il protagonista, ma questo è dovuto più al fatto che funge anche da narratore alla vicende, e ciò nonostante pure lui non ha moltissimo da offrire a livello di sviluppo psicologico, è uno strumento del messaggio che si vuole trasmettere, più simbolo che personaggio.

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A questo proposito, il film differisce dal romanzo originale per quanto riguarda lo scontro finale tra Om e Draag, optando per una risoluzione pacifica del conflitto a beneficio di entrambe le razze, celebrandone la collaborazione. Anche senza saper in anticipo di questa differenza (non lo sapevo prima di aver visto il film), il finale è un po’ una sorpresa, non avrei scommesso su una risoluzione del genere visto quanto la precede. Sul perchè questo tipo di finale, beh, credo il motivo sia da ricercare – appropriatamente – nel contesto socio-politico, con la Cecoslovacchia (dove il film spese 5 lunghissimi anni per il lavoro di animazione in sé) che nel 1969 diventò uno stato federale, riunendo sotto un’unica ala la Repubblica Socialista Ceca e la Repubblica Socialista Slovacca.

L’animazione è affascinante sebbene tecnicamente non eccelsa, con movimenti semplici ed in alcuni momenti un po’ rigidi, abbastanza da farmi pensare alle animazioni di Gilliam per il Flying Circus, più per questioni di animazione in – relativa – economia che altro (stilisticamente la differenza è notabile ed ovvia), i disegni sono fatti a mano e molto ben dettagliati, ma ci sono anche passaggi brevi in cui viene fatta una carrellata su un disegno e non animato il frame in sé. Non è brutta animazione, (anzi), ha un suo stile ed un ritmo psichedelico, ma non aspettatevi qualcosa dal budget stratosferico ed una sequenza con mecha combinati che da sola costa 1 milione.

Aspettatevi invece un’ottima colonna sonora composta da Alan Goraguer, che complimenta perfettamente il film e se ha una colpa, “tradisce” la decade in cui fui fatto il film. 😉

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Curiosità: l’intero team di animazione fu composto di animatrici (sì, ho controllato i crediti, è corretto). A qualcuno di voi interesserà sapere questo, per motivi assai diversi, presumo.

La mia recensione si basa sulla bellissima edizione britannica della Eureka!, parte della collana “Masters Of Cinema”, una in doppio formato che comprende il film in DVD e Blu-Ray. Ognuno dei dischi ha l’opzione per audio originale con sottotitoli inglesi, il doppiaggio inglese fatto per il mercato americano, la colonna sonora completa, oltre a 5 corti (sottotitolati in inglese) di Laroux (come il bellissimo Les Temps Morts) e “Laloux Savage”, un documentario di 23 minuti sul regista.

Ed a suggellare il tutto, un bel libretto di 56 pagine contente schizzi di produzione, un saggio di Craig Keller, ed un intervista a Laloux.

Colpi di china

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Le Planete Sauvage è un capolavoro del cinema d’animazione (franco-cecosvalacco, in questo caso), un’opera psichedelica e surreale da Renè Laloux e Roland Topor, una storia fantascientifica di discriminazione razziale, sterminio ed incomprensione tra umani che vogliono solo esistere ed i giganteschi Draag, che considerano i microscopici (per loro) umani poco più di animali selvaggi da addomesticare per compagnia, e da purgare quando si riproducono troppo ed incontrollati.

Una storia che affronta temi forti, con un finale sorprendemente positivo, in cui i personaggi sono poco più che funzionali alla narrativa ed al messaggio, con molta enfasi data al bizzarro mondo alieno di Ygam, abitato da creature dai design davvero fantastici e surreali di Topor, di rituali mistici, di visuali incredibili, con una narrativa dal ritmo mesmerizzante ed un’animazione dallo stile notevole, sebbene tecnicamente non perfetta in alcuni frangenti, ma sono minuzie facilmente perdonabili vista la qualità dei disegni a mano, con frame che anche fuori contesto intrigano.

Purtroppo l’edizione italiana in DVD è rara, fuori catalogo, ed in generale difficile da trovare, ma la superba edizione UK della Eureka vale ogni singolo centesimo speso per aggiungere alla vostra collezione questa gemma tristemente dimenticata e che personalmente non hai sentito tirata in discussione, neanche in cerchie specifiche. Ma a prescindere dal modo in cui lo vedrete, se vi ritenete davvero appassionati e cultori del cinema d’animazione, vi fareste un grosso dispiacere a NON vedere Le Planete Sauvage.

Più che consigliato.

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