GRIND CAFE EX #18: Junji Ito Special

Junji Ito holding his manga Tomie.jpg

Avevo intenzione di parlare dei film ispirati/derivati dalle diverse opere del celebre mangaka horror Junji Ito (che non credo necessiti introduzione, ma è noto per Tomie, Uzumaki, Gyo, per dire tre store a caso) primo o poi su questa rubrica, ma con il crescente arrivo di edizioni italiane dei suoi lavori da parte della Star Comics (e non solo) per culminare nella presenza di Ito come ospite di rilievo al Lucca Comics & Games di quest’anno, la scelta di curare adattamenti cinematografici di 2 delle sue opere più famose per il Grind Cafe EX di Halloween è stata assai facile.

Sarò al Lucca Comics un paio di giorni quest’anno, perchè voglio gli autografi di Kago e di Ito, nel frattempo buon Halloween (anche alle anime sfortunate che hanno deciso di andare al Lucca Comics il primo giorno, quello più gonfio), e sì, curiosamente ci sono molti più film live-action basati sulle sue opere… o meglio, su Tomie (l’ultimo risalente al 2011, diretto dallo schlockmeister nipponico Noburo Iguchi), di cui vorrei parlare in successivi numeri.

Tomie 1999.png

Anno: 1999
Nazione: Giappone
Durata: 1 ora e 32 minuti
Regia: Ataru Oikawa

Sebbene non l’unica opera di Junji Ito a venir adattata per il cinema (seguirà Uzumaki giusto l’anno seguente), Tomie fu la prima e certamente quella più prolifica, visto che questo fu il primo di ben nove film basati sul fumetto di Ito (edito in Italia in un singolo volumone di lusso dalla J-Pop, e vale ogni centesimo), film mai ufficialmente tradotti/distribuiti in Italia, e che sono difficili da trovare anche cercando online.

Mi piace cercare ovunque e gonfiare la mia cineteca, ovvio, ma quando anche su Amazon britannico ed Ebay vedo girare versioni tedesche di questo film (senza neanche sottotitoli in inglese) od import americani che partono da 30 euro nuovi (e 55 euro usate), sapete cosa, vado di fansub e fanculo. Mi scusi signor Aikawa, ma no, non spendo 30 e passa euro per una versione DVD di un film in una lingua che non posso capire.

La storia vede come protagonista Tsukiko, una ragazza con la passione per la fotografia che si è trasferita di recente, e che sta vedendo una dottoressa specializzata, nella speranza che l’ipnosi gli permetta di superare l’amnesia (avuto a causa di un’incidente stradale) e recuperare le memorie perdute. Sebbene la ragazza non ricordi nulla, dalle registrazioni emerge un nome, “Tomie”, ed un poliziotto della omicidi va dalla dottoressa proprio perchè c’è uno strano collegamento tra degli omicidi irrisolti, ovvero la misteriosa Tomie Kawakami, uccisa già 2 volte, ed il nuovo silenzioso inquilino sembra stia nutrendo qualcosa nascosto dentro un sacchetto…

Partiamo dalle cose positive: di tutte le storie di Ito, quella di Tomie è tra le più adatte per trasposizioni in live-action, quindi questo film non era necessariamente mal concepito fin dal principio, mettiamo questo in chiaro. La trama è una sorta di collage con elementi presi da diversi capitoli del manga ed incastrati tra loro, con personaggi diversi (o con la stessa funzione narrativa della storia da cui provengono, ma con nomi diversi), ed altre differenze, come le “regole” su Tomie come entità.

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Non è una neanche un brutto “collage” su carta, visto che per gli adattamenti cinematografici di fumetti e serie lunghe (animate o meno) inevitabilmente alcune cose devono cambiare, ma l’esecuzione lascia parecchio a desiderare. Il maggiore problema è il ritmo della narrazione, assai lento, il che è un problema combinato con una regia piena di scelta discutibili, che sembra vivere del mantra “raccontare, non mostrare” (con musica allo stesso tempo adatta e ridicola), un modus operandi profano per un medium visivo come il cinema.

Lasciando perdere cose dozzinali come il decidere di non mostrare il volto di Tomie prima di 1 ora dentro il film (che non ha utilità narrativa e comunque il volto si poteva intravedere in foto mostrate durante una sequenza onirica precedente), il più delle volte avete la sensazione di non essere uno spettatore, in posizione privilegiata rispetto ai personaggi, ma di essere gli uomini della pulizia, visto come spesso la narrazione sembra saltare alla scena successiva per sbaglio, mostrandovi la scena di un triplo omicidio…. che per qualche motivo non vi è stato mostrato, sarebbe stato qualcosa di interessante.

Mi sta benissimo che un film horror si prenda il suo tempo per dissipare l’intreccio senza inciamparci per eccessiva fretta, ma nel caso di questo adattamento di Tomie, è più un trascinarsi per casa la domenica pomeriggio, facendo roba a pizzichi e bocconi, ed il montaggio non aiuta, visto come bruscamente collega piccole scene (alcune ultimamente inutili alla trama e più confusionarie che altro) o come sembra fare “no” con il dito, quando ci dovrebbe essere qualcosa di violento, o scene in cui succede qualcosa.

Ma d’altro canto questo è un film in cui un personaggio che sta per raccontare un suo flashback viene subito interrotto dal montaggio, per far sì che i 2 personaggi a cui ha appena narrato gli eventi li possano ruminare per il pubblico. Il peggior/miglior esempio è la lunghissima scena in cui un investigatore della omicidi va dalla dottoressa ipnotista che cura Tsukiko, e vomita fiumi di exposition dialogue ad un personaggio che chiaramente non ha nessuna voglia di starlo a sentire.

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Sapete cosa, la fotografia non è affatto male.

Di nuovo, ok, non è necessarie avere palate di gore per fare un film horror (e quel poco che c’è è decente… a parte il ridicolo occhio finto, per favore, davvero ridicolo per l’anno di produzione), i personaggi sono sempre importanti, soprattutto se ti prendi il tuo tempo nel raccontare una storia del genere e quindi ci fai spendere molto tempo con loro prima di arrivare al sodo. Non posso dire che mi è importato moltissimo dei personaggi, con caratterizzazione mediocre, e sì, lo so che i personaggi delle storie di Ito raramente godono di grande personalità unica (sono più strumenti che personaggi), ma non è una scusa valida, visto come siano la cosa meno ripresa dal manga, e quindi più “originale”.

Curiosamente, il personaggio migliore del film è quello dell’ispettore/investigatore, con il suo fare misto tra sommesso e subdolo, il suo composto modo di passare da carezze a violenza nelle interrogazioni di sospettati, ed il fatto che offre la migliore recitazione del film (anche se alla fine è un dispenser di esposizione con cravatta e distintivo), le altre che sono decenti, non che il materiale datogli sia granchè.

Strano dire che la miglior parte non l’ha Tomie in un film su di lei, ma devo riconoscere che – nonostante tutti i problemi del film – il suo personaggio è azzeccato, è Tomie, la misteriosa e magnetica manipolatrice, una creatura bugiarda, narcistica fuori misura, malvagia ed amorale che riesce a far diventare gli uomini sempre più ossessionati di lei, giocando crudelmente con essi finchè non le fanno perdere la testa… di nuovo.

Purtroppo qui l’attrice che interpreta Tomie (Miho Kanno, che fa un buon lavoro) ha una figura che fa sembrare il personaggio più giovane del dovuto, il che è parzialmente inteso visto il motivo di Tomie che è eternamente giovane, bella e maledetta, ma assieme ad alcune delle azioni che compie nell’atto finale, risulta crudele, sì, ma più come una ragazzina della medie che una delle superiori (od universitaria, in questo caso), una che si rigenera da decollata.

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Sono quasi commosso dalla qualità “Fragasso” di occhi finti, peccato sia un film di fine millennio.

E poi…. il finale. Oh maronna, il finale, ovvero un classico caso di uno sceneggiatore (e regista) che non sa come concludere il tutto, quindi beccatevi sto scambio di dialoghi “profondi” a caso che dovrebbero essere una rivelazione, stupirvi in qualche modo, o meglio, stordirvi come un cervo colpito dalle luci dei fari, visto che non ha senso la “rivelazione” od il falso finale con il framerate di Dragon Ball Z, prima del vero tweest finale che non ha senso, se non fare ovvio sequel bait (assai ridicolo considerato cosa lo segnala) e lasciarvi a chiedere “WTF”.

Ma il film vi ha già pernacchiato, tagliando ai crediti, e buonanotte.

Commento Finale

Nel complesso, il primo film live-action di Tomie non è brutto od orrido, ma lascia un po’ a desiderare, non tanto perchè decide di pasticciare vari elementi di trama da vari capitoli del manga e fare del suo, ma perchè la narrazione soffre di seri problemi, lenta ma allo stesso tempo schizzata, con una regia che a volte tira per le lunghe scene già lunghe di suo (o comunque poco utili e/o stupide), ed il montaggio che brusco (“cazzo mi sono seduto sul telecomando ed ho pigiato qualcosa” livello di brusco) taglia via su un’altra scena, in cui è successo (presumibilmente) qualcosa che sarebbe stato interessante vedere.

Le recitazioni sono tra il decente ed il buono, con Tomie che è ben azzeccata in aspetto e personalità (anche se sembra più giovane del dovuto) ed un ispettore di polizia che offre – per quanto strano sia – la miglior recitazione dell’intero film, anche se il suo personaggio è lì per numerosi (e dico NUMEROSI) dialoghi per informare il pubblico, e non i numerosi personaggi secondari che sono veramente “così così” a livello di caratterizzazione, non il massimo visto quanto tempo spendete con loro, ma neanche così dimenticabili od orridi, e ci sono alcuni momenti emotivi azzeccati, non è un completo disastro, affatto.

Tomie 1999 stareeee.....png

Solo che è giusto… ok, mediocrerrimo, con decenti valori di produzione, decenti effetti speciali (tranne un ridicolo occhio finto, troppo farlocco e “Fragasso-so” per qualcosa del 1999), ma anche un finale ridicolo e sequel bait che risponde a poche domande e ne solleva molte altre, che presumo trovino spiegazione (od anche no) nei numerosi sequel e reboot. Onestamente la versione nella Junji Ito Collection era migliore e più fedele al manga, sebbene troppo corta.

La cosa leggermente triste è che questo film di Tomie è comunque meglio del live-action di Uzumaki, almeno secondo me.

Uzumaki 2000.png

Anno: 2000
Titoli Alternativi: Uzumaki – Out of this World, Vortex
Nazione: Giappone
Durata: 1 ora e 26 minuti
Regia: Akihiro Higuchi
(sotto lo pseudonimo “Higuchinsky”)

Un’anno dopo il primo film basato su Tomie (a cui seguiranno altri 8, nessun collegato direttamente tra loro), si tentò di adattare in live-action Uzumaki, una storia classica del catalogo di Ito, decisamente una delle più note ed una delle migliori in assoluto… ed una che – al contrario di Tomie – non si presta con relativa facilità al live-action, ed anche per le sole visuali di mostruosità che seguono il dettame della spirale e si contorcono, girano e rigirano in maniera macabra, sarebbe stato meglio fare un’OVA animato.

In realtà ho una “storia” con questo film, che presi a 3 euro su Amazon anni ed anni fa, molto prima che venissi a conoscenza dei lavori del signor Ito, attirato dalla copertina che sembrava molto “Tim Burton, Japan”, stilosa, e dalla premessa assai curiosa, specialmente. Uzumaki (lett. “Spirale”) è la storia della cittadina fittizia Kurozu, afflitta da una maledizione che coinvolge le spirali, con gli abitanti che via via sono ossessionati con questa forma, al punto di non poter vedere qualcosa che NON contenga una qualche sorta di spirale, ed il tentativo della studentessa Kirie di sfuggire con il suo ragazzo agli eventi soprannaturali sempre più frequenti ed assurdi, tutti sempre collegati dalla spirale….

Va fatto notare che il film entrò in produzione prima della conclusione del manga stesso (che terminò nel settembre 1999), quindi il finale fu inventato/cambiato e differisce da quello del fumetto, ma di quello parleremo meglio dopo. La storia – come già successo con il primo film di Tomie – prende elementi dai vari capitoli del manga e gli unisce assieme (dividendo il tutto in quattro capitoli), il che in questo caso può funzionare, visto che un elemento centrale della storia era (e rimane la cittadina) e la sua maledizione che coinvolge qualsiasi forma di vortice o spirale.

Come il film di Tomie discusso prima, anche questo essenzialmente compie una cernita di capitoli del manga da prendere ed adattare per la trama, che comunque differisce in più punti per motivi di formato e scelta dello sceneggiatore. Considerato che Uzumaki è pure relativamente lungo come manga per Ito, ha senso, ed è da aspettarsi con adattamenti in generale, ed è relativamente fedele (se confrontato al Tomie del 1999, almeno). Più o meno.

Uzumaki 2000 kirie and shuichi.png

Uryu e Orihime in tempi più tristi.

In questo caso non è tanto la selezione di “pezzi” o la fedeltà al materiale originale a lasciar desiderare (anche se il manga offriva capitoli molto più interessanti da poter mettere qui), ma l’esecuzione. Sì, tecnicamente è prodotto bene per l’anno, ha della buona fotografia, e replica alcune delle scene più note del manga, ha un cast con volti noti per amanti del cinema nipponico (con gente che ha recitato anche in diversi film di Godzilla, Hana-Bi ed anche Tokyo Gore Police), buone recitazioni, un buon doppiaggio italiano (anche se molto “anime”) ma è diretto in maniera incredibilmente amatoriale e maldestra.

Non trovo particolare gusto nel dire questo, ma mi spiace, la regia è ciociara, e non sembra capir nulla (o voler capir nulla) del manga oltre le visuali, il tema della spirale ed alcune cose superficiali dell’opera, e seppur ben intenzionato nel voler prendere sul serio il tutto, il tono generale che risulta dal film è goffaggine, come se volesse (senza accorgersene) essere qualcosa come Evil Dead, od imitare stili horror con un elemento comico… senza notare la presenza di quest’ultimo.

Certo, la linea tra comicità ed orrore è spesso sottile (come ben dimostrato da Ito stesso nel suo esilarante diario autobiografico sui gatti), nel manga stesso ci sono cose assurde che possono risultare buffe, ma erano sviluppati per preparare altri eventi ancora più bizzarri, inquietanti: il film di Akihiro Higuchi non riesce mai davvero a muoversi da quel gradino, ad avere un tono horror serio quando vuole, spesso e volentieri proponendo effetti grafici improvvisi ed esilaranti che vi faranno sputare il caffè (come una routine comica), visto quanto a caso e dal nulla vi saltano addosso.

Magari questo si poteva sistemare se il regista non fosse stato ossessionato dal voler sfoggiare tecniche ed inquadrature… che onestamente potevo fare io, ed io non sono un regista. Non sono molto impressionato dal fatto che puoi girare l’immagine di 90°, capovolgerla verticalmente od orizzontalmente, ho i poteri di Paint anch’io, e non sono un graphic designer manco se minacciato (come avrete potuto notare nei banner e cose simili).

Uzumaki 2000 faces in the fog.png

Questo è in un certo senso un “tipico caso” per l’epoca, con film di tardissimi anni 90 ed inizio 2000, ossessionati con il bisogno di voler essere strani, di voler enfatizzare lo stile (cercando di imitare Burton o Gilliam), di agitarvi visuali nel muso nel tentativo di farsi notare, in maniera che ora appare davvero disperata, visto che questo agitar bandiera e far rumore con i coperchi è fatto a discapito di tutto il resto, storia, ritmo, personaggi…

Situazioni e personaggi ripresi dal manga sono ulteriormente esagerati e comunque a malapena usati (facendo sorgere domande sull’utilità di metterli “perchè erano nel manga”), come il fatto che ci sono gli “uomini lumaca” ed il caso dei “capelli vortice”, ma il primo è accennato in una scena e poi “risolto” in fretta e furia in un reportage tv verso la fine, nel quale si vede anche la ragazza con i capelli a spirale ipnotici, così, senza mai spiegare perchè poi la rivediamo morta addosso ad un palo nello slideshow finale, senza nessun contesto.

Immagino ci sia da fare più spazio alla storia di amore tra Kirie e Shuichi (il quale ha un aspetto diverso e sembra più Uryu Ishida di Bleach), perchè quello di cui aveva bisogno Uzumaki era tempo dedicato al clichè dell”amico d’infanzia divenuto interesse amoroso”, per melense scene con personaggi che non ho tempo di conoscer molto bene, perchè c’è da spenderlo in cose inutili come la running gag (presumo sia intesa come tale) del poliziotto locale che urla ai protagonisti perchè vanno in bici in due, o sulla sottotrama di un giornalista che indaga sulla maledizione della spirale ed il suo collegamento con il lago cittadino… non che importi, perchè la chiudiamo senza risposta comunque.

Se c’è una cosa che mi piace è il cammeo di Ito stesso, con una sua foto reale che appare su un poster da ricercato, assieme alla sua caricatura manga. Un po’ meno il finale, che (anche sapendo le circostanze della produzione dette in precedenza) fa un pelo di cagare, non farai mai un seguito, non darmi questi finali ambigui… in cui l’ambiguo deriva solo dal fatto che non mi dai una chiara risoluzione del tutto, per qualsiasi ragione se non il poterlo fare.

Uzumaki 2000 guilty of dine and dash.png

Dopo tutto questo, devo riconoscere che non è un film così orrendo, ha i suoi momenti in cui riesce nel suo intento di essere (seppur vagamente) horror, ad avere un’atmosfera adatta al tono, ma anche quando non scivola sulla sua stessa buccia di banana, c’è il fatto che molte scene semplicemente non funzionano bene in un contesto live-action, come le elaborate contorsioni e pattern che sono fatti per essere esaminati ed osservati con scrupolo dai vostri occhi, senza fretta o necessità che inevitabilmente derivano dal cinema.

Uzumaki funziona semplicemente meglio come manga, il quale offre cose molto più interessanti, ancora più creative, assurde, e che ultimamente ammontano a qualcosa di più di un’estetica forte a discapito di quasi tutto il resto, con un valore che deriva ben poco dall’aderenza al materiale originale, e più dal consommè di effetti video strani o ripetuti eccessivamente, come gli zoom o le inquadrature ravvicinate con angoli bassi, come se il regista avesse appena scoperto trucchetti “cool” di fotografia.

Anche quando la vidi la prima volta, senza aver letto prima il manga originale, pensai che fosse un po’ una cagata, con un buon concept (la spirale come soggetto figurativo e letterale della follia e dell’ossessione) completamente distrutto da effetti speciali dozzinali ed una regia con il gusto per momenti di caciaronaggine acuta (quasi Fragassiana, mi tornò in mente la scena della testa volante di Zombi 3), nonostante le buonissime intenzioni, ed il fatto che (su carta) il tutto sembrasse poter funzionare bene anche in live-action…. ma semplicemente non. Non quando mi sorprendi con roba del genere e NON ti aspetti che mi pisci addosso dal ridere:

Uzumaki 2000 meme face before memes were a thing.png

No, non ho alterato nulla dal film in post. Magari.

DOPO aver letto il manga (e rivisto il film per la recensione), posso dire che questo adattamento live-action è semplicemente brutto e non fa nessuna giustizia al capolavoro di Ito, di cui non sembra capire molto se non il superficiale, ma senza il paragone con il materiale originale… è solo un dozzinale e risibile film horror giapponese, con un concetto buono sprecato, ma comunque guardabile e godibile come una mezza trashata con un’estetica non brutta, sebbene sintomatica di film dell’epoca, diretti con l’intenzione di essere il prossimo auter, che urlavano “guardami, guardami”, spesso a discapito del resto.

Che altro dire, buon Halloween e buon Lucca Comics & Games 2018 a chi ci va!

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