Rogue One: A Star Wars Story (2016) [RECENSIONE] | Rebel Rebel

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Siccome quest’anno non abbiamo nessun lungometraggio di Star Wars nei cinema per il periodo natalizio, direi di parlare di Rogue One: A Star Wars Story, che non recensii nel 2016 poiché lo vidi nel periodo di pausa del blog, e rivedendo la recensione che volevo pubblicare all’epoca (ricontrollate quello che scrivete, più e più volte, bimbi), è meglio ripartire freschi, con una seconda visione del film (che è ancora su Netflix nel momento in cui scrivo, cioè inizio dicembre 2018) ed una recensione rifatta da zero.

Quello, e non me la sentivo di recensire il famigerato Star Wars Holiday Special, neanche per celebrare il Life Day. *Rrrrrrr-ghghghghgh *

LONG AGO, IN A CANON GALAXY

Stavolta lascerò da parte il rapporto ambivalente che con il franchise (sono film semplici e spesso assai gradevoli, altrimenti non avrebbero questo appeal intergenerazionale, ma il fanbase elevato a setta può bruciare a morte, per quanto mi riguarda), e parlerò del fatto che abbiamo di fronte uno spin-off, come evincibile dal monicker/sottotitolo “A Star Wars Story”, poi usato per altri exploit cinematografici del franchise, come il recente film su Han Solo, un buon esempio di come non tutte le origin story debbano necessariamente essere raccontate.

In ogni caso Rogue One è diretto da Gareth Edwards (meglio noto per Cloverfield ed il Godzilla del 2014), e prende luogo tra Episodio III ed Episodio IV, raccontando di come i Ribelli vennero a conoscenza della Morte Nera e del suo (ormai noto) punto debole, un elemento importante per la serie in generale, che in realtà non sembra granchè promettente, o particolarmente originale. Con queste premesse, al tempo non era particolarmente speranzoso verso questo film, che presumevo sarebbe stato poco più di una tappa all’Autogrill in attesa di Star Wars VIII.

Ma come già scoprii nel dicembre 2016, Rogue One fu decisamente migliore del previsto.

Rogue One A Star Wars Story 2016 felicity jones e diego luna

THE POWER OF CANON

Nel caso di spin-off ci sono certe aspettative, specialmente nel caso di serie popolari, e certi caveat valgono sempre, specialmente quando queste storie secondarie hanno come elemento principale della storia qualcosa di importante per la serie principale, e quindi per amor di canone più dell’ecclesia, non puoi far interagire certi personaggi con altri in modi che alternino la storia, etc.

Specialmente in un franchise come Star Wars, che ha un preciso universo narrativo, e vari elementi inevitabili come Jedi, razze aliene dai design peculiari, la Forza, L’Impero ed i Ribelli, quindi qualsiasi visione deve comunque venire a patti con stilemi ben noti ed ormai inscindibili per il franchise fantasy-sci fi con più fan che devoti nelle religioni maggiormente diffuse. Il branding fortissimo è, per dire in altro modo.

Quindi è lodevole come la sceneggiatura sia riuscita non solo ad adeguarsi a tutto ciò che Star Wars comporta, ma anche a sfruttare ciò per rendere gli eventi a cui si collega (in questo caso, i piani della Morte Nera che passano ai Ribelli e che permettono di scoprirne il punto debole) più importanti, per dargli maggiore pathos, per fargli sembrare più combattuti e non comodità di trama perchè altrimenti il malvagio Impero (“fascisti spaziali” pre-Guzzanteschi) l’avrebbe vinta.

Come detto prima nella recensione, la trama è su dei Ribelli e la loro missione per rubare e passare a navi alleate i piani della Morte Nera, così rivelando un altrimenti nascosto punto debole strutturale che permetterà di farla saltare in aria, il resto lo sapete. In maggior dettaglio, i Ribelli prima cercano Jyn Erso (Felicity Jones) perchè figlia di Galen Erso (interpretato da Mads Mikkelsen, il fidanzato di Kojima, insomma), un architetto Imperiale che si era ritirato dal progetto “Death Star” ma poi viene forzatamente rimesso ai lavori dopo un raid dove Jyn è costretta a scappare dall’Impero.

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Viene allevata da Saw Guerrera (il fido Forest Whitaker), un’estremista anti-imperiale, ma è inizialmente reticente ad aiutare i ribelli nella loro causa, non perchè abbia simpatie verso Palpatine, ma perchè ha diverse ragioni personali valide, e per questi non è obbligata a fare ciecamente quello che vogliono solo perchè “giusto.” Dopo alcuni eventi rivelatori, Jyn decide di mettere da parte il suo cinismo, e combattere assieme ad un manipolo di disperati (tra cui un nano alieno con mitra, vissuti ex-mercenari di Guerrera, ed un mistico monaco cieco) in una missione suicida sul pianeta-impianto Imperiale di Sharif, pur di recapitare i piani della Morte Nera nelle giuste mani.

CIVIL STAR WARS

A prescindere che siate aggiornati o meno con l’universo narrativo di Star Wars (ed io non lo sono, avendo come riferimento i film – trilogia prequel esclusa, prima o poi mi toglierò la curiosità – e qualche videogame sparuto che non so dove o se si colloca nel canone, né ho grande interesse a saperlo), Rogue One riesce decisamente bene nel dar maggiore peso al conflitto, sia con scene di guerriglia urbana nella cittadina di Jeda (con tanto di civili coinvolti nel conflitto, e bambini lasciati a piangere tra le esplosioni ed i colpi di blaster) sia nelle più tradizionali (e previste) scene di combattimento aereo tra caccia ribelli ed astronavi Imperiali od a terra tra gente con armi laser e robot enormi il cui nome genera automaticamente un trademark fisico e legali Disney.

Questo anche perchè l’Impero è – appropriatamente – dipinto come una minaccia seria, con occhi ed orecchie ovunque, qualcosa che avete ragione a temere non solo perchè dovreste, ma anche dimostrando con i fatti cosa la forza dell’ Ivpero può, decisamente non qualcosa che un frescone e la gang degli orsetti picnic possono soverchiare con tattiche da terza media e routine comiche, e quella dei Ribelli appare quindi una lotta incredibilmente disperata, come avrebbe senso che lo sia.

Parlando di routine comiche, Rogue One continua la tradizione di avere droidi come personaggi di supporto ai protagonisti, principalmente per far il personaggio comico, e stavolta abbiamo K2SO, un droide imperiale riprogrammato che non ha remore a dire qualsiasi cosa gli passa per la testa, sia un pessimistico calcolo delle probabilità, una puntina di sarcasmo od un fare passivo aggressivo camuffato (o no) da confidente nonchalanche.

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Best droid ever.

Decisamente il mio personaggio preferito del film, non che altri siano brutti, anzi, sono gradevoli e variegati, sebbene la caratterizzazione sia quella che vi potete aspettare da un film di Star Wars, ciò un po’ più di cura per i protagonisti, per gli altri delle pennellate molto rapide ma assai convincenti, nonostante siano assai familiari o clichè, come il monaco Jedi cieco (interpretato da Donnie Yen, meglio noto per la serie Ip Man) che combatte con bastone, onore e fede nella Forza, od il vecchio Darth “Anakin” Vader, qui essenzialmente per motivi di canone e per fare il figo affettando ribelli e strozzando persone con la telecinesi. Il solito vecchio Vader.

Oltre ad una specie di polpo spaziale Lovecraft-iano, che può sondare la mente delle persone ma le fa praticamente impazzire, cosa che esiste, perchè no, è Star Wars.

Sempre parlando dei personaggi ricorrenti, c’è una breve apparizione di Leia, con l’aspetto di Carrie Fisher (pure lei presa dal maledetto 2016, giusto poco dopo l’uscita di questo film) sovraimposto sulla performance di Ingvild Deila, che penso sia ottimamente riuscita, e poi c’è l’elefante in CG della stanza, ovvero il personaggio di Grand Moff Tarkin, interpretato nella trilogia originale da Peter Cushing, qui ricreato con modalità simili, stavolta a causa dipartita del leggendario attore (requiescat in pace, ora che è con Christopher Lee) nel 1994, molto ben prima dell’inizio della produzione.

Non sono troppo preoccupato dai risvolti etici di ciò, voglio dire, i familiari hanno permesso la cosa alla Lucasfilms, e mentirei se non dicessi di non aver voluto rivedere Peter Cushing in un film, piuttosto c’è il fatto che distrae dall’esperienza. Certamente non è un problema di budget o mancanza di esperienza da parte della Industrial Lights & Magic (ppft), chiaramente è stato fatto un lavoro sublime, tecnicamente impressionante, ma alla fine… beh, si nota eccome questa ricreazione in CG che parla con attori veri nello stesso frame, che sembra qualcosa a metà tra la testa del vecchio di David Cage (aka Mista Emotiòn) e le creature in mocap stile Polar Express di Zemeckis, che in ogni caso creano il cosiddetto effetto “Uncanny Valley”.

Commento Finale

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Impressionante tecnologia, in ogni caso.

Sebbene non amato da tutti all’uscita, Rogue One: A Star Wars Story è un ottimo esempio di come dovrebbe essere uno spin-off, ciò dovrebbe essere preoccupato in primis ad essere buono di suo, senza pensare di poter attenuare alcune sue mancanze o difetti “attaccandosi” ad elementi del franchise amati od importanti, anzi, il film di Gareth Edwards fa di necessità virtù, riuscendo a dare maggiore importanza e significato ad un elemento della trilogia originale sul quale la storia verte, cioè i piani della Morte Nera, che rivelano un insospettabile punto debole, essenziale per non rendere il sacrificio di Porkins invano.

Nonostante questo collegamento con la trilogia originale (che avviene anche brevi apparizioni di Darth Vader, oltre a Leia ed il personaggio di Peter Cushing via elaborata – sebbene distraente – combinazione di CG e mocap), Rogue One riesce pienamente a reggersi in piedi da solo, ed a distinguersi quanto basta dalla serie principale, qui con una storia che vede una banda sgangherata di rinnegati & ribelli (tutti nuovi personaggi, e molto gradevoli, specialmente il droide K2OS ed il monaco cieco, uno Zatoichi di una galassia lontana lontana) combattere un Impero davvero minaccioso e potente, in una missione disperata e suicida, ma per molti una redenzione, una lotta che finalmente è per una giusta causa, il che porta a del buon dramma.

Anche in retrospettiva ho trovato questo film più interessante de Il Ritorno Della Forza (che onestamente non mi ha detto moltissimo), e decisamente lo spin off filmico di Star Wars meglio riuscito, soprattutto dopo l’ok ma ultimamente un po’ superfluo film dedicato alle origini di Han Solo. Rogue One è decisamente il migliore dei due spin-off, se non altro.

Buon Life-Day!

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