Alita: L’Angelo Della Battaglia (2019) [RECENSIONE] | Panzer Kunst

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Visto in anteprima il 6 febbraio (in IMAX e 3D).

A questo punto, non so cosa mi fa voler sperare in questi adattamenti live-action da anime, visto le numerose ciofeche (con alcune eccezione, mi piacque il Death Note di Adam Wingard, fatevene una ragione) tirate fuori da compagnie americane nel tentativo di creare qualcosa di digeribile per il più vasto pubblico possibile, ignorando il fatto che la storia ci insegna questi film non fanno neanche tanti soldi, costano un fottio, e finiscono per esser visti da ben pochi, oltre ai fan delle opere originali che gli guardano per curiosità ed in gran parte gli odiano.

E spesso a ragione, perchè sono film brutti (se non alienanti) anche (o soprattutto) se non conoscete il materiale originale: per non ripetere quando detto due anni fa, non importa se conoscevate il film di Oshii od il manga originale di Masamune Shirow, Ghost In The Shell di Rupert Sanders è un brutto, insipido ed incredibilmente puerile film di fantascienza con qualche buon design ed un buon cast che comprende un Takeshi Kitano completamente sprecato nel ruolo di macchietta scritto qui per Aramaki. Una volta comparato a qualsiasi delle opere basate sul franchise, ecco, allora davvero diventa patetico, brutto e frustrante per un fan della serie come il sottoscritto.

Fine preambolo/rantolo.

LIVE ACTION TIME AGAIN

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Ma siccome l’animazione giapponese (e non) è sempre più popolare in questi anni ed alcuni stigmi sono stati rimossi, Hollywood continuerà a fare questi adattamenti per cercare di sfruttare il trend, e lo stigma sopravvissuto del “animazione=per bambini”. O nel caso di Akira, perchè ormai sono decenni che cercano di farci un adattamento live-action, anche perchè ormai è un “costo sommerso” e venirne fuori senza nulla sarebbe peggio visti gli zillioni spesi. Boh, forse con Taika Waititi sarà la volta buona, e forse non sarà necessariamente un disastro.

Detto questo, ora è il turno di Robert Rodriguez nell’adattare un manga in live-action, e la scelta è interessante, perchè Alita/Gunnm è una fantastica serie manga di fantascienza, una molto amata e tutt’ora in pubblicazione con la terza – e dichiarata come ultima -parte della storia, Mars Chronicles (pubblicata dalla Planet Manga in Italia), ma non è esattamente una delle serie manga/anime più famose in giro, non è una di quelle che finisce in trite top ten da parte di gente che non ne capisce un cazzo sull’argomento ma ha sentito il nome online.

Assai strano che poi il manga non abbia ricevuto adattamenti animati o videoludici, se non per i due OVA del 1993 ricompilati e venduti assieme come se fosse un film (di cui ho già parlato ad inizio mese), ed il videogame Gunnm: Martian Memory del 1998, un action rpg che incorporò alcune idee di Yukito Kishiro inizialmente scartate/non implementate nel manga (poi usate come base per Alita: Last Order), ovviamente mai uscito dal Giappone. Quindi questo adattamento live-action sarà assai probabilmente uno dei momenti di maggiore attenzione (anche oltre le cerchie di appassionati di anime/manga) che la serie godrà in assoluto, ed uno in cui ho voluto credere, se non altro per il regista scelto.

GUN DREAM

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La premessa generale rimane la stessa del manga. Siamo nel futuro cyberpunk post-apocalittico, nella cittadina-discarica Iron City (in origine Scrapyard City), che funge da – appunto- discarica per la cittadina volante di Zalem (invece di Tiphares) con cui è collegata da lunghi tubi. Un giorno il cyberdottore Daisuke Ido, cercando tra i rottami, trova un corpo cyborg femminile e scopre che è ancora vivo. Ido trasferisce la cyborg in un nuovo corpo, e siccome lei è amnesiaca, la nomina Alita , e la fa vivere con lui, come una figlia surrogata.

Ma dopo un po’ Alita si scopre dotata di un’incredibile abilità nelle arti marziali (e non una qualunque, ma l’antica Panzer Kunst), si sente stretta il ruolo di figlia perfetta che Ido vuole per lei, si invaghisce di un ragazzo del luogo chiamato Yugo, ed incomincia a ricordare il suo passato, aiutata dai combattimenti contro altri cyborg in cui si immischia (diventando cacciatrice di taglie) o finisce come risultato delle macchinazioni di personaggi con potere.

Ovviamente con il bisogno di adattare i 9 volumi dell’opera originale per un film di 2 ore (e l’implicito bisogno di renderlo più vendibile globalmente), ci sono delle differenze rispetto alla storia del manga, e nuove scene per meglio delineare Alita come un personaggio innocente, come una ragazzina in piena fase di crescita che vuole fare esperienze, che vuole ricordare il suo passato ma godersi il presente, e non ha paura ad affrontare le sfide che la vita gli mette contro. Il che è assai in linea con il personaggio originale di Alita, che non è immediatamente una guerriera vissuta, ma una confusa ragazzina che non si ricorda nulla di sé o della sua vita, ma progressivamente viene a conoscere molto, ed impara a convivere con la ritrovata identità, pur non smettendo mai di lottare.

Devo dire, ero scettico, ma la combinazione di Rosa Salazar in mocap ed animazione digitale si rivela assai notevole. Sì, gli occhi enormi – anime, appunto – si notano visto che gli altri attori non hanno questa scelta stilistica applicata a loro (anche i personaggi quasi totalmente cyborg come Zapan), ma ha senso visto il ruolo di “estranea” e “innocente” dato ad Alita rispetto al mondo in cui si ritrova, ed onestamente non c’è l’effetto uncanny valley che prevedevo, avevo letto di alcuni distratti dal movimento un po’ “irreale” delle labbra (più che gli occhi), ma non ho visto nulla di problematico a questo riguardo. Anche se non posso dire che guardando il film ci si dimentica la natura al 50 % digitale di Alita, onestamente è un uso assai lodevole della tecnologia e ci si abitua senza problemi.

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Mi piacerebbe parlare altrettanto bene di Yugo/Hugo, ma onestamente la relazione romantica che ha con Alita qui è troppo melensa (non mi dovrei sorprendere se considero che Cameron – no, non l’ex ministro del maiale profanato – ha scritto la sceneggiatura), decisamente molto più melensa che nel manga originale, e contornata dall’assai gratuito “roborazzismo” da parte degli amici di Yugo, non dico non possa esistere (anzi, considerata la povertà dilagante di Iron City mi sorprenderei del contrario) in questo scenario, dico che sembra messa per creare qualche grammo extra di conflitto in una situazione già adeguatamente colma di esso.

I “robofobi” (e rispettivi razzisti cyborg verso i non-augmentati) non sono ultimamente un elemento importantissimo, ma ultimamente hanno impatto sulla caratterizzazione di Yugo, che non era originariamente un personaggio senza macchia, ma qui alcuni degli sviluppi nel suo modo di fare (come effetto di spendere tempo con Alita) lo rendono un po’ stronzo, non esattamente un pro al suo personaggio, quando considerate le motivazioni che portano a ciò. E la melensità extra della romance non aiuta moltissimo.

LOYALTY AND RECONSTRUCTION

Yugo/Hugo a parte, il resto dei personaggi è ben caratterizzato e riconoscibile in questa sua incarnazione, Waltz fa un buon Ido (ora Dyson Ido invece di Daisuke Ido, vabbeh, minuzie) Mahershala Ali come Vector/Vetta altrettanto, e tra i personaggi che appaiono alcuni hanno un aspetto diverso, come Clive Lee (qui più un tipico “asian martial arts master” che il look del manga, a sua volta ispirato dalla serie sci-fi Zeiram), ma anche in tal caso, non c’è davvero molto di cui lamentarsi. Specialmente visto che appare un certo scienziato con visori gli occhi, più indirettamente e via flashback per preparare il terreno ad i futuri seguiti, ma sono felice ci sia il caro dottore. 🙂

Sebbene si inventi alcune cose di suo e risistemi diversi elementi della storia originale per proprio bisogno, va riconosciuto che il film di Rodriguez e Cameron è assai fedele, e non solo al manga originale di Yukito Kishiro, ma anche agli sconosciuti 2 OVA del 1993 di Gunnm/Battle Angel Alita, un tentativo di adattare Alita in una serie animata che non andò molto lontano, anche per impegni (e poco interesse) di Kishiro all’epoca nel progetto.

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Non mi aspettavo affatto di vedere il personaggio di Chiren (inventato per i 2 OVA) apparire qui, sebbene abbia una caratterizzazione e storia diversa, e non solo lei, molte scene e scelte di sceneggiatura sono (presumo) riprese da quel adattamento animato del manga con sorprendente fedeltà, segno che Cameron ha fatto la sua ricerca, e la fedeltà non finisce qui, visto che molte delle scene madri o comunque importanti ed iconiche per la serie sono presenti e ben fatte, che siano momenti tragici o cose come il Motorball,  parte importante della storia che non è affatto rilegato sullo sfondo.

E cosa più importante, nonostante le differenze e cambiamenti, non sembra mai che abbiano usato la licenza dell’opera di Yukito Kishiro per rivendere una sceneggiatura sci-fi mediocre già fatta tempo fa: questo è Alita/Gunnm, non c’è dubbio, e Rodriguez si dimostra pienamente capace di dar vita a questo mondo fantascientifico in un contesto live-action, con quello che rende interessante la città discarica sottostante alla misteriosa città sospesa di Zalem, guardata come un paradiso inaccessibile per gli abitanti della povera Iron/Scrapyard City.

A prescindere che accadano dentro le corsie per le gare del sanguinoso sport per cyborg o meno, le scene d’azione sono davvero soddisfacenti, sfruttando pienamente il fatto che spesso i lottatori sono cyborg per essere ultraviolente ed esagerate come dovrebbero essere, tra cazzotti che decapitano, lame usate per fare a pezzi i corpi, etc, e sebbene il 3D (in cui è stato girato nativamente il film) dia un piccolo aiutino in queste sezioni, se lo vedrete – come presumo – in normali sale cinematografiche “2D”, non vi metterete esattamente a piangere perchè non lo avete visto in 3D.

Specialmente se – come me – dovete mettervi occhiali su occhiali, senza neanche considerare che a molti dà assai fastidio l’effetto 3D in generale.

Commento Finale

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Dopo decenni di orride o comunque discutibili adattamenti live action di serie anime/manga che fanno grattare il capo per diversi motivi (anche finanziari) e sono per lo più viste – con una combinazione di curiosità e sadomasochismo – da gente che conosce il materiale originale e tende ad odiare questi adattamenti (al punto che quasi verrebbe da chiedersi se valga la pena ascoltargli, verrebbe da dire), forse abbiamo finalmente rotto la maledizione del live-action anime fatto in Hollywood. Voglio credere che siamo – finalmente – oltre.

Non un’impresa che dovrebbe risultare troppo impossibile (visti i tempi), ma visti i precedenti c’è di che gioire, anche perchè in primis Alita L’Angelo Della Battaglia è un buon film in sé, con ottimi combattimenti e scene d’azione, un impressionante uso di tecnologia mista per creare la Alita “live-action anime”, un ottimo cast che comprende Rosa Salazar, Christoph Waltz, Jennifer Connelly (e Michelle Rodriguez, credo, non mi ricordo affatto di averla vista nel film), ed un’ottima storia che adatta con aspettate modifiche (dovute anche dal formato cinematografico) sia il manga originale di Yukito Kishiro sia i dimenticati OVA del 1993, componendo assieme vari elementi e portando personaggi amati dentro un altrettanto amato mondo fantascientifico, con notevole fedeltà verso essi.

L’unica cosa di cui avrei davvero fatto a meno è la storia romantica tra Yugo/Hugo ed Alita, già presente nel manga ma qui ulteriormente gonfiata e dettagliata, in maniera un po’ troppo melensa per i miei gusti (e che rende Yugo/Hugo un personaggio peggiore nel processo), nulla da farmi pensare che forse era meglio se Guillermo Del Toro non consigliasse di leggere Alita a James Cameron, comunque.

Ed onestamente sarei felice di vedere un seguito di questo film (decisamente molto più che sto Avatar 2, in gestazione da un decennio ormai), non solo perchè il film prepara il terreno rivelando un antagonista della serie che i fan di Alita ben conoscono, ma perchè Alita: Last Order è un miglioramento rispetto alla ottima prima serie, c’è molto potenziale e perchè questo film che ho recensito (e non quello che sto immaginando e forse non vedremo mai) è davvero ben fatto, un buon film anche per chi non è familiare con la serie.

Quindi, “Jimmy”, quando vuoi far dirigere di nuovo Alita a Robert Rodriguez, io sono pronto.

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