KAIJU A-GO-GO #2: Pulgasari (1985)

Pulgasari 1985.png

Anno: 1985
Regia: Shin Sang-ok, Chong Gon Jo
Sceneggiatura: Kim Se Ryun
Durata: 1 ora e 35 minuti
Titolo Originale: Pulgasari
Titolo Internazionale: Pulgasari
Disponibilità in Italia: Nessuna (Sottotitoli Italiani – softsub – amatoriali)

Era o questo o Yongary. Faremo Yongary più avanti.

Se non altro perchè la storia dietro la produzione di Pulgasari è incredibile, leggendaria. La potenza del cinema come media di massa non è sfuggita ai vari dittatori, come spesso è insegnato, ma non riesco a pensare ad un altro caso come questo, in cui il regista sudcoreano Shin Sang-ok fu rapito dai “black ops nordcoreani” su ordini di Kim Jong-il, l’allora dittatore in carica (autodefinitosi grande appassionato di cinema), al fine di creare un’industria cinematografica in Nord Corea.

Kim Jong-il era un appassionato di cinema, quindi ben pensò di rapire un acclamato regista della Corea Del Sud, rapire la sua ex-moglie, fargliela risposare, e fargli girare ben 7 film nel giro di 3 anni, di cui Pulgasari è decisamente il meno impegnato e più in linea con la tradizione cinematografica nipponica ed americana di mostri giganti che fanno casino e distruggono miniature, o si pestano con altri mostri. Il monster movie, il “b-movie con i mostri”, se volete. Solo che stavolta è per far propaganda alla causa comunista, la quale Shin fu costretto a fingere di sostenere, fino a quando nel 1986 riuscì a fuggire con la moglie durante un festival del cinema, raggiungendo l’ambasciata americana di Vienna, per mai più rimettere piede a Pyongyang, o finire il film (cosa che toccò a Chong Gon Jo).

Pulgasari 1985 izza a pulgasari.png

Basato sul mito del Bulgasari, una creatura chimerica del folklore coreano che mangia ferro, e creato da riso glutinoso come un piccolo insetto, poi via via mangia oggetti di qualsiasi tipo e cresce fino a dimensione mostruose, il film prende luogo nella Corea feudale, e vede un vecchio fabbro (imprigionato per aver difeso il suo villaggio) creare un mostriciattolo dalla farina di riso, e prima di morire chiede agli dei di dar vita alla creatura, e far sì che questa protegga i ribelli e gli oppressi dal pugno di ferro con cui il re domina la penisola, dominando i braccianti con fame, crudeltà e miseria.

Il feticcio/statua poi viene a contatto con il sangue della figlia del fabbro, prende vita e diventa un mostro gigante che si nutre di metallo e di acciaio, e la ragazza (che scopre di aver una sorta di legame psichico con la creatura, come Asagi e Ayana nella trilogia Heisei di Gamera) lo nomina Pulgasari, in quanto era il nome del mostro mitico di cui gli raccontava il padre, che appunto mangiava ferro e simili materiali.

Con questo nuovo alleato, i braccianti infine si ribellano, uccidendo il governatore, e scatenando contro il re Pulgasari, che banchetta felicemente del ferro, acciaio e metallo vario “offertogli” dall’esercito. Ma il generale del re fa bruciare il mostro, e vedendo che non funziona poi prova ad esorcizzarlo (in quanto credono ci sia dentro lo spirito del fabbro) e lo intrappola in una buca enorme, seppellendolo con pietre. Almeno finchè la figlia del fabbro non torna sul luogo della sepoltura, e versa sangue, liberando la creatura, che infine uccide il re.

Ma la sua fame non accenna a fermarsi, e la figlia del fabbro decide di sacrificarsi, nascondendosi in una campana di ferro, che Pulgasari mangia, uccidendo così entrambi in un tragico (e leggermente ambiguo, se non altro per la scritta finale che non è tradotta nei sottotitoli che ho trovato) finale.

Pulgasari 1985 the rest is roar.png

Pulgasari purtroppo non possiede una storia incredibile quanto quella della sua produzione (che meriterebbe a sua volta un film), ma è un più che discreto monster movie, diretto in maniera che risulta a tratti brusca nel come i momenti emozionali sono trattati senza particolari cerimonie (il passare dalla morte del vecchio fabbro a quando ne portano via il cadavere è cosa fin troppo rapida), ma d’altro canto mantiene la narrazione fluida e veloce, con pochi punti morti, delle recitazioni decenti, dei personaggi ok, un po’ di dramma, un po’ di sangue, ed anche un po’ di comicità, come gli ufficiali di governo che terrorizzati dal Pulgasari versione “baby” e mandano pavidamente un altro a cercare di far qualcosa al mostro, che disinteressato cerca e mangia ferro, oppure quando prova senza successo a prendere pesci dal fiume.

A proposito di Pulgasari, per creare la sua tuta fu chiamato Teruyoshi Nakano, un veterano degli esperti speciali che lavorò alla serie di Godzilla (assieme a molto dello staff Toho), il quale qui interpreta anche Pulgasari. Ed onestamente è una tuta di buona fattura, con il volto dotato di buona capacità espressiva, il design di Pulgasari “piccolo” è un po’ goffo ed amichevole, ma più cresce più sviluppa corna ed un buon aspetto per un kaiju, come un Godzilla cornuto con coda più corta, ed una pelle a mò di armatura con “spallacci” cornuti, che non è male. Ed anche in scene in cui è mostrata una sola parte del mostro (come il piede in alcuni insert shot) gli effetti speciali si vedono sono fatti da esperti con un buon budget a disposizione, idem per le miniature delle immancabili “pagode”.

Questo in contrasto con alcune soluzioni di montaggio che ricordano più Gamera che Godzilla, come le ovvie e palesi proiezioni sullo sfondo di footage con il mostro su girato di attori e figuranti che marciano in primo (o medio) piano, che in molti dei casi sono comprensibili o ben riusciti come effetti, ma in alcuni momenti distraggono, con tonalità di colore nel footage del mostro che non collimano con l’altro girato. La coreografia nei combattimenti corpo a corpo e con lame… lascia un po’ a desiderare, stranamente, se avete visto qualche altro film di arti marziali sarà facile notare come in alcuni momenti certi soldati cadono a terra da soli prima di essere colpiti, e gli effetti sonori (come l’incrociarsi di lame) sono un po’ dozzinali.

Ma d’altro canto, non è sempre così male, è comunque ben prodotto, ben fotografato, e considerate le condizioni in cui fu creato, è un mezzo miracolo che sia venuto fuori così bene.

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La più comune (e sensata, viste le circostanze in cui venne creato) analisi di Pulgasari è quella del “Godzilla comunista”, una creatura che viene dal basso, dalla terra (letteralmente, in questo caso), cresce a proporzioni gigantesche ed aiuta i contadini oppressi contro il re tiranno che gli controlla con fame, violenza e povertà sistematica (allegoria del capitalismo). Ma visto che Pulgasari stesso non si rivela essere il tovarisch che sembrava, e consuma tutto quanto può come lo stesso male che ha aiutato a debellare, risulta chiaro che Kim Jong-il aveva una comprensione del cinema più o meno quanto David Cage, e che faceva bene – in una maniera – a convincersi di essere un cultore della settima arte.

Ma d’altronde, i dittatori non sono noti per la loro capacità di analisi del sottotesto (o del testo), ed il non troppo sottilmente rifiutare i regimi dittatoriali comunisti da parte del regista fu una cosa che passò inosservata a Kim Jong-il, almeno se si vuole credere alla voce che fu lui stesso a completare il film, sotto lo pseudonimo di Chong Gon Jo. Il che pare plausibile, tutto sommato. Non so come non lo capì con frasi poco subdole come “Sembra che tu, il nostro salvatore, diverrai il nostro nemico” (visibile nello screenshot sopra), ma così fu.

Mi scuso per la qualità delle immagini, ma non sono riuscito a trovare un video di dimensioni maggiori (o senza l’hardsub in giapponese, come ben visibile), e per ovvi motivi è giusto presumere non ci sarà mai una versione autorizzata per home video del film, sebbene sarebbe gradito, visto che anche la versione DVD americana (non bootleg, ma neanche ufficiale) ha audio e video di qualità bassini, a quanto pare.

Ed è un peccato, perchè sebbene non sia particolarmente incredibile oltre la notevole storia dietro la produzione, Pulgasari in sé è un più che discreto (“quasi buono”, se volete) monster movie asiatico, con un suo valore oltre quello storico, una storia di come il regista Shin Sang-ok trasformò la favola feudale “pro dittatura comunista” – che fu forzato a fare, in quanto prigioniero di Kim Jung-il – di contadini che si ribellano contro un re malvagio (e capitalista, sottintenso) in un monster movie di contro-propaganda.

La magia del cinema, ancor più in quanto inaspettata.

Pulgasari 1985 like lee van cliff.png

Indice Kaiju: Niente male davvero, Trotskii-sari

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