[Retrospettiva One Piece] #4: Trappola Mortale (2003)

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Regia: Konosuke Uda
Sceneggiatura: Yoshiyuki Suga
Titolo Internazionale: One Piece: Dead End Adventure
Durata: 1 ora 35 minuti
Storia Originale:
Corto allegato: Nessuno

Dopo ben 3 film di One Piece, abbiamo finalmente un vero e proprio lungometraggio (poi adattato in un manga di 2 volumi, come capiterà a successivi film della serie), yay!

Non ci sarebbe dovuto voler così tanto, ma eccoci!

La premessa vede i Cappello Di Paglia (ora con Nico Robin a bordo) in una situazione di crisi assai tipica, ovvero l’essere quasi al verde, ma mentre spendono gli ultimi spicci mangiando in una taverna di un’isola (mai nominata), Nami – e Zoro – notano che l’oste ha fatto entrare sul retro un pirata dopo che gli ha mostrato due monete da 100 berry. Incuriositi, lo interrogano su modi per fare un bel gruzzolo, e finiscono in un’enorme taverna sotterranea, nella quale vengono a sapere di una gara segreta tra pirati, la Dead End Race, una corsa senza regole con in palio una bella cifra di soldi.

Tra i numerosi pirati venuti lì ci sono dei favoriti, come due giganti di Elbaf, una ciurma di uomini-pesce capitanata da Willy Il Tritone, ex rivale di Arlong, e soprattutto il generale Gasparde, un ex-marine con una numerosa ciurma, una misteriosa agenda, ed un apprezzamento per il coraggio di Luffy, che finisce per far rissa con i suoi uomini (ed un cacciatore di taglie di nome Shuraiya) a causa di cibo rubato. Come il titolo (italiano o meno) lascia ben capire, la gara riserva diverse sorprese alla ciurma, e non tutte gradevoli, ben oltre le cannonate e colpi bassi tra navi pirata durante la corsa…

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Se non altro la Toei ha voluto subito dimostrare che sì, stavolta è un film in tutto e per tutto e che hanno tirato fuori gli soldi, visto che il film – dopo un breve prologo con soldati della Marina che attaccano la Going Merry – mostra una sequenza in prima persona che esplora un innominata cittadina portuale, una velocissima carrellata che mostra i vari brutti ceffi ed attività a cui si danno i suoi abitanti, in uno strano mix di cittadina creata in CG e personaggi disegnati ed animati con il metodo tradizionale “poggiati” su di essa.

La commistione dei due stili non è orrida (non del tutto), ma non è sempre fluida – sì, pure qui problemi di framerate – ed onestamente vista oggi sembra una lunga animazione di un menù interattivo di un DVD, una che urla “inizio anni 2000” e probabilmente all’uscita era molto più impressionante. Anche perchè non serve davvero a nulla se non a sfoggiare la tecnologia, visto che la sequenza – dopo aver indugiato in extremis sul poster da ricercato di Luffy – si ferma davanti alla porta di una taverna, e non era la visuale di nessun personaggio.

E sì, stavolta dopo ben 3 film che per un motivo o l’altro era poco cinematici (breve durata, storia a malapena presente o che potete essere fatta in due episodi filler della serie TV), One Piece ha il suo primo vero film, ed uno buono, onestamente, non solo per come gli eventi e personaggi sono in qualche modo correlati ai protagonisti della serie principale (o presenti elementi di essa, come uomini-pesce e giganti) con dei decentemente caratterizzati personaggi originali come il cacciatore di taglie Shriya e l’antagonista principale di turno, l’ex-marine divenuto pirata Gasparde, con un buon design (ed onestamente anche personalità) che lo rende come un mix di Don Creek e Crocodile, un bel bastardo senza pietà ma capace di apprezzare il coraggio dei suoi nemici.

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L’unica cosa che non torna di Gasparde è il potere, visto che ha mangiato l’ Ame Ame, un Frutto Del Diavolo di categoria Rogia (ovviamente non-canonico) che trasforma il suo corpo in sciroppo di zucchero/caramella (Ame scritto come “caramella”, non “pioggia”), abilità sorprendentemente più utile del previsto in battaglia, ma sembra scelta per puro caso, visto che al contrario dei vari figli di Big Mom (e l’intero arco narrativo di Whole Cake Island che è tematizzato “candyland via alice nel paese delle meraviglie”), non c’è nulla del suo carattere e design – o nell’ambientazione, se per quello – che si ricolleghi ai poteri del frutto, od incarni qualche aspetto del suo carattere, per niente.

A parte questo, i disegni sono buoni, l’azione è ben fatta, con una gara senza regole tra pirati che scendono giù dalla cascata di una montagna, buona animazione per i combattimenti, non solo quello finale tra Luffy e Gasparde (comunque più che soddisfacente, anzi), il film scorre piacevolmente, con spazio per momenti più emotivi, ed un clichè che gli sceneggiatori anime giapponesi (specialmente di shonen vecchia scuola) sembrano amare tantissimo, quello della ragazzina “maschiaccio” che è creduta da tutti (beh, quasi tutti) un ragazzo finchè non gli tolgono il cappello e gli vedono i capelli lunghi. Non lo odio questo clichè, ma neanche capisco perchè è tanto usato, in tutta onestà.

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Più che questi “colpi di scena” visibili in largo anticipo (od alcune “finte” drammatiche), c’è una cosa della sceneggiatura che mi ha lasciato assai perplesso, e riguarda il modo in cui Luffy riesce a vincere nella battaglia finale contro Gasparde, quindi tecnicamente è spoiler, ma neanche troppo, è un film di One Piece, sapete che finisce così, e credo valga la pena discuterne comunque.

Nello scontro finale contro Gasparde, Luffy/Rubber deve trovare un modo per infliggere danni seri ad un nemico che usa il suo potere per trasformarsi in una sostanza gelatinosa, che attutisce i danni e può bloccare i movimenti del nemico. Il punto debole è farina, che solidifica lo sciroppo/gelatina e permette a Luffy di fare il culo a Gasparde, dopo una faticosa lotta in svantaggio. Fin qui tutto ok.

Il problema è che la soluzione non viene a Luffy in maniera casuale durante il combattimento, ma via Sanji, che arriva alla nave a vapore di Gasparde, va dentro, torna fuori con due sacchi bianchi, gli da in spalla a Luffy e gli dice solo “ti tornerà utile, prendi”, prima di tornare sulla nave e sloggiare con il resto del gruppo.

Lasciando perdere per un secondo che poteva dirgli “usa questa, sbattigliela addosso, fagli il culo e poi torna sulla nave, capitano”, invece di farglielo scoprire grazie ad attacchi di Gasparde che casualmente colpiscono anche i sacchi, il modo in cui ciò è mostrato/diretto può far risultare assurda ed improbabile l’intuizione di Sanji, visto che se vi distraete un secondo potreste non vedere che Sanji sì era presente sulla nave per vedere l’abilità del Frutto Del Diavolo in azione, ed avere un’intuizione a riguardo, in quanto cuoco della nave.

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One Piece: Trappola Mortale non è un particolarmente notevole film d’animazione in sé (uno che non disdegna alcuni clichè tipici, come “bimba scambiata per bimbo causa vestiti maschili”), ma è il primo vero lungometraggio della serie, con la Toei che finalmente investe il necessario per fare un film come comunemente inteso (ed aspettato) di One Piece, senza più dare gli spicci per opere che non durano neanche un’ora. Ed infatti abbiamo qualcosa di cinematografico in tutto e per tutto, al punto che una delle prime cose che vedete è una carrellata in prima persona dell’isola di pirati su cui ci troviamo, in un misto di CG ed animazione tradizionale inteso solo per puro sfoggio tecnologico, ma invecchiato malino, tale da ora sembrare una lunga transizione animata per accedere alla sezione extra di un dvd.

Detto questo, l’animazione è altrimenti buona, e c’è una decente storia originale che vede i Cappello di Paglia competere in una corsa senza regole per vincere un grosso premio in denaro, con decenti nuovi personaggi (oltre a rimandi a vari elementi della serie regolare che meglio rendono questo credibile, sebbene non sia canonico), tra i quali un buon villain – sebbene con un potere assai random e “profetico”, a modo suo, sul futuro – , Gasparde, l’azione ed i combattimenti sono soddisfacenti, sebbene la sceneggiatura abbia alcuni singhiozzi verso la fine, ed alcune sotto-trame siano abbastanza prevedibili.

Nel complesso, una divertente avventura con alcuni difetti, ma finalmente la marcia è ingranata!

 

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