GRIND CAFE R #3: Kakashi (2001)

Kakashi 2001.png

Anno: 2001
Nazione: Giappone
Durata: 1 ora e 26 minuti
Regia: Norio Tsuruta

No, non QUEL Kakashi.

Sai che hai “scoperto” un film horror parecchio ignoto quando cercando online si trovano solo download accessibili solo previa registrazione a siti loschi (no, grazie) ed un torrent su un sito russo che non consente il magnet link. Quindi per questo dimenticato adattamento live-action di una storia di Junji Ito ho dovuto – enfasi sul “dovuto” – ripiegare sulla versione di Hong Kong (grazie, Ebay), che fortunatamente ha i sottotitoli in inglese inclusi. Sì, c’è un edizione tedesca reperibile via Amazon, ma ha solo giapponese e tedesco, indi.. no, grazie.

Le opere di Junji Ito non sono certe estranee ad adattamenti, specialmente per film live-action tra fine anni 90 ed inizio 2000, con un’intera serie di film derivati da Tomie, la versione live-action di Uzumaki, che immagino accompagnerà la deludente (non orrida, ma incredibilmente deludente sotto ogni aspetto) Junji Ito Collection nel cestino del “dimenticar di me”. Almeno Uzumaki avrà un adattamento animato il prossimo anno, con premesse molte migliori.

In questo caso è stata scelta una storia corta, Kakashi, cioè “spaventapasseri” (scelta nuovamente come parte della già citata serie tv Junji Ito Collection), raccolta in uno dei primi volumi di storie corte, e credo tutt’ora inedita in Italia (non possiedo ancora tutte le raccolte di storie offerte da J-Pop, quindi potrei sbagliarmi). Sebbene il tema generale di spaventapasseri che fungono da tramite per le anime dei morti rimane, questo adattamento si prende parecchie libertà, in una certa misura cosa inevitabile per un lungometraggio di questo tipo.

La storia è su Kaoru Yoshikawa, che è portata al misterioso villaggio di Kozukata per cercare di risolvere la misteriosa sparizione del fratello Tsuyoshi, con il solo indizio una lettera da una sua ex-amica, Izumi, trovata nell’appartamento deserto del fratello, assieme a dei fili di paglia. Una volta giunta lì, scopre di un importante festival che i locali stanno per celebrare a breve usando numerosi  – e dico numerosi – spaventapasseri…

Kakashi 2001 kakashi omatsuri.png

Sì, ultimamente ha molto poco a che vedere con la storia di Ito, al punto che si inventa la mitologia dei kakashi (cosa non presente davvero nel manga), e poteva benissimo essere un film horror originale, ma va ammesso che così sarebbe STATO più facile da vendere, e probabilmente non sarei qui a parlarne altrimenti.

E va ammesso, è parecchio tipico del genere, con la macchina che si rompe perchè sì, con il villaggio isolato (senza telefono, manco una fattoria amish moderna) in cui tutti gli abitanti sono ostili per partito preso agli stranieri e guardano la protagonista come se fosse un idra in tutù OGNI SINGOLA VOLTA, al punto che diventa ridicolo, assieme a clichè di genere come la vecchia che guarda nella culla ma c’è un kakashi ed appena la protagonista lo vede la guarda torva (il che mi ha riportato alla mente quello sketch animato della culla divora-tutto del Flying Circus), in un film che altrimenti tenta un approccio più atmosferico e graduale.

Questa collezione di clichè – fatti neanche in gran maniera – minano quello che sarebbe un decente, sebbene non spettacolare film horror che abbraccia pure troppo le convenzioni del j-horror (figura femminile malvagia con capelli lunghi e presenza spettrale, festival-rituale maligno di origine contadina, etc.), ha personaggi passabili, dramma non originale ma neanche orrido, recitazioni tra il decente ed il mediocre, se non per alcune goffe in momenti inappropriati. Lo sviluppo è in gran parte prevedibile ma per lo più soddisfacente, grazie ad alcune buoni visuali che catturano l’atmosfera maligna e sacrilega dei rituali fatti attraverso queste inquietanti effigi umane di paglia.

Peccato che ultimamente il modo in cui questo rituale e la reincarnazione degli spiriti…. sia sghembo, con una scena che non ha senso per quanto stabilito in precedenza dal film ma che accade per amor di clichè horror, solo per quello. D’altro canto, vedete anche degli spaventapasseri-umani, che funzionano – circa – come zombie di sorta, ed il cui design cavalca una sottile via di mezzo tra lo stupido e l’inquietante, con decenti effetti speciali pratici.

Kakashi 2001 kakashi ritual.png

Curiosamente il finale (che come il primo lungometraggio di Tomie, coinvolge l’uso di esplosivo e fuoco, in entrambi i casi mai presenti nelle storie originali) è simile in spirito a quello del manga, ed altrettanto questo film elabora decentemente la stessa tematica del non voler lasciare andare i propri cari e volergli vedere tornare tra noi, anche se costretti a gran sacrificio per cercare di rammendare ciò che la morte ha strappato via. Ed alcune implicazioni relazionali non felicissime, ma vabbeh, potrei aver capito male io.

Parliamo dell’edizione DVD di Hong Kong usata per questa recensione. I sottotitoli inglesi non sono granchè, spesso con alcuni errori che sarebbero dovuti essere stati corretti in fase di revisione, e comunque abbastanza palesi di coniugazione e che sanno un pelo di Google Translate. Meglio di nulla, ovvio, ed onestamente ho visto di peggio.

Ed anche a livello di contenuti ho visto molto meno, considerato che c’è un interfaccia competente navigabile visto che ci sono descrizioni in inglese delle voci (che toglie il mio iniziale dubbio questo fosse un bootleg, NON lo è), trailer del film, trailer di altri film coreani, biografie e filmografie degli attori (in coreano o inglese), e sottotitoli in inglese, cinese o coreano. Decisamente import friendly…..se riuscite a vederne una copia online.

Commento Finale

Kakashi 2001 we are judging you.png

Kakashi è un adattamento live-action dell’omonima storia breve di Junji Ito, uno che ultimamente prende pochissimo dal materiale originale ed inventa molto di suo, anche per necessità dettate dall’essere un lungometraggio, che rimane però simile in spirito e tematiche, pur avendo una storia, intreccio e personaggi completamente diversi.

Ed uno che sarebbe anche decente, se non fosse oberato di clichè di genere, che specialmente nella prima parte rendono più faticoso del dovuto entrare nell’atmosfera e sembrano davvero messi lì “perchè è un film horror giapponese”, se le recitazioni fossero leggermente migliori (o meno goffe in momenti tutt’altro che appropriati), e se la sceneggiatura fosse meno sghemba, come diventa verso la fine.

Sebbene non perfetto, va riconosciuto che il film di Norio Tsuruta (Ring 0: Birthday, Orochi: Blood, Osama Game) riesce decentemente nel creare visuali inquietanti di spaventapasseri vestiti (e camuffati) come persone vere, è un concetto non originalissimo quello dello spaventapasseri come elemento orrorifico, ma qui è fatto in maniera diversa dal solito, almeno per quanto riguarda la cinematografia horror americana a tema rurale.

Buona fotografia e decente atmosfera, nel complesso un film sopra la media, ma non di molto, decisamente non malvagio o da evitare, ma tutt’altro che essenziale.

Un “6 meno meno”, se dovessi dare voti stile scuola media.

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