[EXPRESSO] Hole – L’Abisso (2019) | Away With The Faeries

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Dall’Irlanda arriva un film horror che il marketing italiano ha deciso di pubblicizzare come – e cito poster – “il nuovo Babadook”, affermazione superficiale (presa da Screenweek.it) ed errata perchè le similitudini con il film di Jennifer Kent sono coincidentali, e non c’è tentativo di imitazione.

Questo perchè gli elementi in comune tra i due film sono quelli che inevitabilmente “vengono con il territorio” quando il soggetto è sui changeling, creature del folklore europeo, piccoli demoni-fata mutaforma subterranei (e/o boschivi) che si scambiano con i bambini umani per rapirgli. Un tipo di creatura/mostro abbastanza sotto rappresentato nel cinema, specialmente paragonato a zombie e vampiri.

La trama vede una madre, Sarah, trasferirsi con suo figlio Chris in una nuova cittadina per provare a ricominciare da capo lì (implicando di aver lasciato il marito per violenze). Vicino alla loro nuova casa Chris scopre un’enorme buca nel terreno, ed i giorni seguenti la madre nota un cambiamento in Chris, che si comporta in maniera strana – ed inquietante – rispetto al solito. E come a confermare questi timori, è avvicinata dalla vecchia vicina pazza che le ripete ossessiva “non è tuo figlio”, la cui successiva morte nutre ancora di più l’ossessivo, paranoico dubbio che forse quello non sia davvero Chris, ma qualcosa che ha preso il suo posto.

Il film gioca su elementi e temi in un certo senso assai familiari per questo tipo di storia, quindi non aspettatevi grandi sorprese o varianti sul mito del changeling, ma non c’è esattamente una saturazione di esse sul mercato, ed è facile soprassedere a ciò viste le buone recitazioni, la convincente atmosfera, ed in generale un’ottima esecuzione che equilibra bene l’elemento psicologico con quello horror senza cadere nei tipici clichè del “non è reale, lo è, forse, dipende dall’umore in cui è lo sceneggiatore al momento”.

Buon film, consigliato!

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[EXPRESSO] Joker (2019) | Tears Of A Clown

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Sarò schietto: ero già stufo di questo film ancora prima di vederlo, tra il solito “discorso online,” allarmismi su come avrebbe fatto dei VOSTRI figli clown assassini, etc. Ma non mi aveva fatto desistere dal voler vedere il film.

No no, ci ha pensato direttamente il regista Todd Philipps, dicendo “ho fatto questo film perchè non puoi più fare commedie irriverenti”, nello stesso momento in cui Taika Waititi ha diretto un film su un bambino che ha come amico immaginario Hitler. Certo, Todd (nome sfortunato quest’anno), non perchè nessuno si incula più Una Notte Da Leoni, certo.

Da una parte ringrazio il regista per questa spontanea, sincera, rancorosa dichiarazione di intenti, che però non permea nel film… non del tutto almeno.

Origin story slegata da scomode continuità con altri pellicole DC (per vari motivi), il film racconta la graduale trasformazione di Arthur Fleck, un reietto, clown di giorno e commediante fallito di notte, nel perverso e scellerato criminale noto come Joker, che discende sempre più nella sua stessa follia in una malsana e ferale Gotham City.

A mia sorpresa è un film più che decente, sarebbe buono se riuscisse ad essere profondo e/o intelligente come crede di essere, quando in realtà non è poi molto sopra il tipico meme di “we live in a society”, sebbene con del buon dramma, anche se abusa un po’ della conoscenza pregressa del pubblico sui luoghi e personaggi di Batman.

Vale comunque la pena vederlo, se non altro per Joaquin Phoenix, la buona fotografia ed un soundtrack molto ben selezionata.

Solo che NON avrei dato il Leone D’Oro a questo (per favore, dai), immagino si possa mettere assieme al momento in cui decisero di mostrare davvero in festival Dracula 3D.

E no, non assomiglia per nulla al cattivo di Klonoa, molto deluso da ciò.

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[EXPRESSO] Mario Kart Tour iOS | Crusin’ For Cash (AGGIORNATA 3/10/19)

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Devo ammettere che non ero necessariamente scettico (del tutto, almeno) a riguardo di questo nuovo titolo Nintendo per cellulari, nonostante gli ormai dovuti (e ritengo normali) timori.

E la prima impressione è buona, con un ottimo comparto tecnico, performance solida, e controlli touch che funzionano sorprendentemente bene, nonostante il primo acchito non sia perfetta e la scelta di giocare il tutto in modalità “ritratto” (cioè in verticale) un po’ bizzarra. Il gameplay è una versione semplificata di Mario Kart 7, ma una volta presa la mano con la derapata via touch ci si diverte, nonostante il gioco voglia farvi credere che ogni gara sia giocata contro altri giocatori online…. nonostante la presenza delle varie velocità/difficoltà e come nel menu si possa vedere benissimo l’opzione “Più giocatori”, e in rilievo “In Arrivo!”

E non è la sola cosa a mancare, visto come la selezione di piste sia più piccola del previsto, e perlopiù saccheggi in abbondanza i circuiti di Mario Kart 7, assieme ad altri classici, che comunque incomincerete presto a veder riciclati più e più volte, spesso neanche in versione specchio o “X”, cioè modificata con rampe ed ostacoli extra. C’è tipo una singola traccia originale, Veduta di New York. Patetico.

Ma purtroppo quello che a Mario Kart Tour NON manca è la monetizzazione, con i “tentacoli free-to-play” penetrati fino alle radici, visto che ogni circuito ha personaggi, kart e deltaplani che o forniscono più punti o che letteralmente vi permettono di ottenere più oggetti da un cubo ?. Se non avete ticket per ottenere oggetti quando volete durante la corsa. Il tutto non vi impedirà di proseguire o vincere, ma ovviamente mette in vantaggio chi vuole spendere e vi tenterà ad usare il gacha, o magari comprare il cazzo di battle pass disponibile già al lancio.

Lampanti sono le priorità qui. Sigh.

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P.S.: Al momento della pubblicazione mi era sfuggito che la velocità 200cc è esclusiva al pass d’oro (l’equivalente del battle pass), pensavo si potesse sbloccare in altro modo in maniera più lenta via grinding, ma no, è inaccessibile se non paghi. Questo è pure peggio del “solito”, quindi ho abbassato il voto da “Americano” a “Fondo Di Caffè”, il più basso possibile per EXPRESSO.

[EXPRESSO] Rambo V: Last Blood (2019) | Sequel For Nothing

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Penso che il numero 5 sia sfortunato per il signor Stallone. Di nuovo.

La premessa è che John Rambo si è ritirato a vivere e lavorare al ranch di suo padre, facendo da tutore alla sua giovane nipote, che però vorrebbe rivedere il vero padre, scappato in Messico anni fa. Sebbene sconsigliata a far ciò,  la giovane va comunque, e finisce venduta come prostituta ad un cartello messicano. John Rambo quindi la va a cercare e poi si prepara a vendicarsi dell’intero cartello.

Nessuno si aspettava davvero molto da Rambo 5: Last Blood, che nonostante il sottotitolo è agli antipodi di tutto quello che l’originale film della serie (First Blood, appunto) rappresentava, ed anzi esaspera la direzione che la serie prese con i seguiti negli anni, ma in maniera tutt’altro che divertente, anzi con molto cattivo gusto e francamente poca azione, quasi tutta concentrata nello scontro finale al ranch, che è fortemente venduto dai trailer, e francamente il film sembra costruito a ritroso su quella scena, con deboli spiegazioni per farla accadere pensate dopo.

È sanguinoso, è violento, ma il gore praticamente cartoonesco che cozza con il tono estremamente serio, tematiche come prostituzione e cartelli criminali sono affrontate senza nessun tatto, dipingendo il Messico come composto al 99% da puttane, schiavisti e signori criminali, perchè che parabola sull’ascoltare i propri genitori sarebbe senza razzismo gratuito? Anche senza quello, è difficile fregarsene qualcosa dei personaggi nei momenti drammatici, di questi clichè con le gambe che il film tratta come se conosceste da sempre sebbene mai visti fin’ora in tutta la serie.

Il colpo di grazia arriva a fine film, con un “super montaggione” di momenti della serie, quando davvero questo è un disonore ad essa, altro che celebrazione, se questo lascia a desiderare anche aspettandosi il minimo sindacale. Sigh.

Basta, Stallone, per favore, basta.

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