Pirate like it’s 1990

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Avevo intenzione di fare questo editoriale mesi fa, ma nel frattempo la situazione non è cambiata, anzi, e temo che non cambierà a breve.

In un altro caso di “ritorno agli anni 90”, la pirateria digitale è tornata ancora più forte di prima, ma il motivo scatenante è l’opposto di quello che tra gli anni 90 ed inizio 2000 vide ciurme su ciurme a cercare tutti il proprio tesoro promesso nel mare dei dati.

Avevo intenzione di fare questo editoriale mesi fa, ma nel frattempo la situazione non è cambiata, anzi, e temo che non cambierà a breve.

In un altro caso di “ritorno agli anni 90”, la pirateria digitale è tornata ancora più forte di prima, ma il motivo scatenante è l’opposto di quello che tra gli anni 90 ed inizio 2000 vide ciurme su ciurme a cercare tutti il proprio tesoro promesso nel mare dei dati.

Non è la scarsità di offerte a causare un ritorno di fiamma della pirateria, è proprio l’opposto. Qui in Italia forse si sente di meno visto che Netflix è arrivato solo molto dopo (ed in america offriva anche noleggi di dischi fisici, inizialmente) e quando lo ha fatto si è visto subito affiancato da offerte nostrane, ma per molto è stato la piattaforma americana di streaming.

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LA. singolare. Ora abbiamo ovunque una battaglia territoriale, un periodo sengoku delle piattaforme streaming, le battaglie tra Wu, Shu e Wei della Cina medioevale ma tra servizi digitali, il cui lottare non soddisfa la favoletta del “mercato competitivo e quindi migliore per il consumatore”. Tutt’altro, visto che questo consumatore – questo Joe Asbestos come tanti – si ritrova come un daino colpito dai fasci di più automobili, ed è comprensibile non voler sottoscrivere un altro cazzo di abbonamento per poter vedere una serie tv, poichè un altra apparterrà ad un altro servizio di streaming, etcetera etcetera.

Una persona comune, non dimessa e costretta a mungere ratti per nutrimento, ma comunque con spese e necessità imposte dall’esistere in questa distopia in corso, dirà vaffanculo a dover fare ore di ricerche per capire quale piattaforma ha cosa, od all’idea di pagare mensilmente 6 sottoscrizioni per non perdere nessuna delle sue serie preferite, che comunque non avrà mai il tempo di vedere, visto sarà a lavorare per permettersi la demenziale quantità di denaro a cui si sente obbligato di dover pagar pegno, somma che siccome è frazionata appare meno onerosa.

Ed è una favola, visto che non c’è nessuna dinastia Han da restaurare, nessun ordine superiore ed obiettivamente preferibile al continuo conflitto, solo un continuo mantenere di uno status quo tossico fino a quando anche la palude bollirà e asciugherà del tutto.

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Laserdisc is for big boys?

Questo senza neanche toccare l’amara ed ironica verità che la pirateria è essenziale per l’archivismo. Ok, tocchiamola sta verità: lo è. Specialmente per le opere che non sono popolari ed hanno attrattiva limitata, che sono sopravvissute oltre una semplice voce enciclopedica grazie a gente che non ha aspettato permessi che non sarebbero mai arrivati, spesso – ironicamente – generando per l’opera un interesse mai visto anni prima, portando a volte anche all’apparire di una versione legittima dell’opera sul mercato.

Inevitabile che qualcosa sfugga, specialmente visto che ora l’offerta mediatica è enorme, molto più grande di prima, i metodi di accedervi pure, ed il tempo libero delle persone è inevitabilmente limitato da vari fattori (ancora niente servizi per estendere il giorno a 48 ore, nel bene e nel male), ma a prescindere dall’epoca qualcosa non sarà mai noto se non ad estreme nicchie, qualcosa sfuggirà anche ad esse, fino all’eventuale – ma non sempre ovvia o “dovuta” – riscoperta postuma. Che diventa difficile quando non c’è nessuna progettualità, non sempre un collezionista apparirà rivelando che in realtà ha lui l’unica copia dell’opera come per diversi – ma non tutti, ahimè – film del “Periodo muto”.

Per esempio, se non fossi capitato in Kenny Lauderdale su Youtube, mai avrei scoperto un gioiello del trash come Nora Twinkle Rock Me, un dimenticato anime OVA del 1988 uscito solo su Laserdisc giapponese (roba da vedere per credere), ma in qualche modo anche quel video, la più grossa pubblicità che l’opera ha mai avuto in decenni, fu bloccato per un copyright claim di TMSAnime, costringendo Kenny a ricaricare il video senza la musica.

Sì, nonostante non sia mai stato licenziato fuori dal giappone, nessuno si sia mai inculato la serie per decenni, e soprattutto il possessore dei diritti non ci abbia mai guadagnato nulla…. è giapponese, quindi qualcuno lo bloccherà manualmente, non un bot, ma una persona che ha cercato ed appositamente detto “NO”, sia mai che qualcuno ci regali pubblicità gratis se noi non lo vogliamo, specialmente se si tratta di musica.

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E come già scrissi in un vecchio editoriale, è tutto derivante da un sistema legale vecchio che male si incastra con il mondo attuale in cui i trend su social media sono fenomeni con nascita, crescita e decadimento da essere materiale di studio per fisica nucleare, in cui tutti possono sapere tutto in diretta, quindi se qualcuno vuole vedere una nuova serie anime, non dovrà sperare che quattro episodi vengano doppiati alla cazzo e venduti come un film su una VHS in modalità di registrazione estesa, o cercare clip ed info su forum che funzionano se madre non sta usando il telefono di casa, od il gatto non sfiora il cavo.

Questa non è crociata contro i servizi di streaming, non è una “lotta contro il futuro”, sia chiaro, io personalmente preferisco avere tutto su supporto fisico, amo avere le mie collezioni, importo spesso film dall’Inghilterra e non solo, ma è innegabile la comodità estrema fornita dallo streaming, anche se ho già il film su DVD o Blu-Ray è comodo averlo in streaming o poterlo noleggiare, specialmente per chi ha collezioni enormi come le mie e dovrebbe stare a cercare in quale dei numerosi porta cd enormi è il DVD specifico, che in alcuni casi ha pure pubblicità prima del menu di avvio. Accessibilità ed immediatezza hanno resi “obsoleti” questi metodi, ma d’altronde non possedete mai davvero quello che prendete in prestito, ed inevitabilmente non ci sarà mai tutto sul servizio di streaming che usate.

O magari c’è, ma non lo saprete se non è pubblicizzato in prima pagina, e quel film straniero di cui avete sentito parlare bene è stato messo in completo silenzio su Netflix, talmente senza fanfara od avvisi che lo scoprite mesi e mesi dopo, leggendo su social media, come per The Wandering Earth, il blockbuster scifi cinese di Frant Gwo dell’anno scorso.

Al lato completamente opposto c’è ovviamente Disney, il servizio di streaming della compagnia con quasi totale monopolio mediatico, ancora non disponibile in diversi paesi come l’Italia (previsto per il 31 marzo), che ha esclusive come il noto spin-off di Star Wars, The Mandelorian, uno la cui discussione fuori dall’America esiste solo grazie a gente che lo ha caricato sulla “baia”. Pensereste che la compagnia con i gigamillioni sia furba da mettersi in modo di farsi pagare in tutto il mondo per il suo servizio di streaming, ma è anche la compagnia che ha ripetuto la gaffe delle puntate Simpson messe sul servizio alla risoluzione sbagliata, con molte vecchie puntate mai pensate per i 16:9 che hanno immagini distorte-tirate e molte gag visive rimosse accidentalmente così.

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Voglio ribadire che non condono la pirateria, ma neanche la condanno, la questione è più complessa e moralmente grigia di come è spesso discussa, è facile campare argomenti abbastanza convincenti pro e contro, ma non può essere solo “se facessero una bella edizione Blu-Ray, allora…” o “alla fine dite dite ma poi comprate solo le serie popolari”, e ricordatevi che quanto le corporazioni e gruppi simili non sono vostri amici (a prescindere da quanto siano accattivanti od in tono con il pubblico i loro social media), neanche dovete sentirvi responsabili di aver “ucciso” qualcosa che vi piaceva perchè non avete speso milioni su di esso, od avete motivato al “voto con portafoglio” conoscenti ed amici.

Questo senza tirare nel mezzo videogames, che sì spesso vedono situazioni simili, o peggiori, visto che per loro natura sono più difficili od a volte impossibili da archiviare in maniera integrale, ma per non rendere questo editoriale ancora più lungo, concludo dicendo essenzialmente le stesse “morali” del vecchio editoriale : archiviate più che potete e sostenete economicamente quello che vi interessa, pensate bene prima di farlo E perchè.

E non fate shopping online di notte, bimbi.

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