[EXPRESSO] Rabbia Furiosa – Er Canaro (2018) | Pulp Dogs

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Il secondo film basato sulla vicenda di cronaca nera de “Er Canaro” quest’anno, che abbondanza.

Ora, sebbene sia questo che il film di Garrone si basino sullo stesso fatto di cronaca, sono usciti lo stesso anno, a distanza di settimane.. eviterò paragoni, perchè Rabbia Furiosa – Er Canaro merita di essere giudicato per quello che è.

Questo è il tipo di film che uno si poteva aspettare dopo aver letto la storia di cronaca nera, uno che sceglie di seguire la versione (poi smentita) di Pietro De Negri, comunque prendendosi libertà artistiche, come prevedibile.

Fabio si è fatto mesi di galera per un crimine che non ha commesso, coprendo Claudio, un suo amico-padrone ex-pugile, criminale di piccola taglia ma che ambisce a diventare boss della periferia romana detta “Mandrione”.

Tra i due c’è un’amicizia malata, con Claudio che abusa e si sfoga spesso su Fabio, il quale non reagisce, ma anche lui eventualmente raggiunge un punto critico, e colmo di letterale rabbia, decide di compiere la sua tremenda, violenta vendetta.

Il problema è che abbiamo un film d’exploitation (pressapoco), e non uno buono, con attori decenti ma personaggi allo stesso tempo realistici E troppo caricaturali per un noir, a volte troppo sgradevoli (chiedervi di simpatizzare per il protagonista E rendere chiaro che è un criminale di merda come gli altri…non funziona). Non aiuta una scena finale horror – fatta con effetti artigianali vecchia scuola, pure troppo – con evirazioni e crani aperti, ma forse è quella che intrattiene di più, ed immagino fosse da aspettarsi, visto la carriera di Stivaletti.

Il risultato finale è involontariamente ilare, perlomeno intrattiene, ma è anche frustrante perchè si può intravedere un film migliore tra gli enormi, pulsanti difetti, si può davvero, ma i bei momenti sono persi in un mare di “becerume”.

Peccato, davvero.

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P.S.: Ero tentato di dare come voto un “Fondo Di Caffè”, ma no, non è così brutto ed almeno – anche se spesso è divertente in maniera accidentale – in gran parte il tono che si dà è chiaramente quello desiderato, nel bene e nel male sa cosa vuole essere ed è.

[EXPRESSO] Dogman (2018) | Cryin’ all the time

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È quello di Matteo Garrone (L’Imbalsamatore, Gomorra, Il Racconto Dei Racconti) il primo a giungere nei cinema nostrani, il primo dei due film italiani di quest’anno (l’altro è l’imminente “Rabbia Furiosa – Er Canaro” di Sergio Stivaletti) basati sulla vicenda di cronaca nera di tardi anni ’80 riguardante Pietro De Negri (detto “Er Canaro della Magliana”), che uccise brutalmente un ex-pugile dilettante Giancarlo Ricci, il quale ricattava l’uomo da mesi.

La vicenda (così come ricostruita da Negri stesso, ma smentita dai fatti) fu decisamente nota all’epoca, con mutilizazioni e violenze da film di Buttgereit (meno la necrofilia, quella no), od almeno così fu raccontata. Non essendo questo un docufilm, ovviamente ci sono alcune libertà artistiche prese da Garrone, come dare nomi diversi ai personaggi e l’ambientare il tutto sì a Roma, ma una Roma più contemporanea.

Marcello (interpretato da un meraviglioso Marcello Fonte) è un modesto, affabile e timido toelettatore canino (padrone del titolare negozio) che divide la sua giornata tra il lavoro, l’amata figlia Sofia, e purtroppo anche i soprusi di Simoncino, un ex-pugile che non è il suo Bruto, ma terrorizza l’intero quartiere. Gradualmente sempre più incapace di sopportare le disgrazie ed i continui ostacoli causatigli dal criminale, Marcello pianifica un modo per vendicarsi di Simoncino, senza dispendiare di immaginazione nei termini in cui reclamerà giustizia per sé.

All’apparenza una tipica storia di vendetta in cui il protagonista remissivo alla fine si vendica del “bullo”, ma curiosamente la rivalsa (che seppur sapete arriverà) non è glorificata né particolarmente enfatizzata, c’è piuttosto un realistico ed apparentemente pacato senso di disgregazione, con Marcello che cerca di ignorare tutto e continuare a vivere come niente fosse, ma le conseguenze degli eventi – di cui lui è pur vittima – gli impediscono di aver vendetta anche quando vince.

Intenso, ipnotico, e disperato.

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