[EXPRESSO] I Morti Non Muoiono (2019) | Fruitless Exercise in Bizarre

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Premetterò che non sono familiare con i lavori di Jim Jarmusch.

E dopo aver visto questo, onestamente non mi interessa molto esserlo.

I Morti Non Muoiono è tecnicamente una commedia horror, ma è più un esercizio di stile, un modo per Jim Jarmusch di fare commenti socio-politici su vari argomenti, usando l’idea di una tipica zombie comedy come strumento, trattando con assai indifferenza la trama, che vede la piccola cittadina montana di Centerville colpita da un’epidemia di zombi, scatenata (forse) dagli effetti del fracking che ha mandato fuori fase la rotazione della Terra. O dalla luna avvolta da un bagliore rosaceo manco fosse Killer Is Dead. Chissene.

E questa generale sensazione di indifferenza agli eventi si ritrova nei personaggi, specialmente nei due protagonisti poliziotti (interpretati da Bill Murray e Adam Driver) che reagiscono a tutto con eccessivo pragmatismo ed un leggero, incurante fastidio. La direzione data all’incredibile cast è bizzarra, il leitmotiv della traccia musicale folk che da nome al film, i vari clichè e strumenti narrativi come il foreshadowing, sono tutti ripetuti ad libitum, in modo da risultare volutamente palesi.

Al punto che inizialmente pensavo l’idea fosse fare un pessimo b-movie horror comedy di proposito, ma non è quello, più una satira. E sebbene concettualmente interessante, alla pratica il risultato è un film ossessionato con l’essere sovversivo, bizzarro al punto che non fa più effetto, pretenzioso quando il meglio sa che fare sono Tilda Swinton che incanala Uma Thurman da Kill Bill, tristi battute spacca quarta parete o roba come gli zombi con telefono in mano che mugugnano “Wi-Fi”. Ed altre osservazioni già sentite e meglio integrate in altri film, anche interessati a far ridere il suo pubblico.

Non sapevo cosa aspettarmi, ed ammetterò, non ho mai visto uno zombie movie così…. fortunatamente. L’ho odiato, parecchio, in tutta onestà.

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[EXPRESSO] Suspiria (2018) | Un-wooden Duck

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Devo ammettere, non ero affatto contrario ad un remake di Suspiria, non solo perchè sarebbe stato diretto da Luca Guadagnino (diventato famoso a livello internazionale con l’ottimo Chiamami Con Il Tuo Nome), ma anche perchè Dario Argento (quello che è ora, non quello che era 40 anni fa, quando non pisciava sulla sua eredità portando Dracula 3D al Festival di Cannes) non ci avrebbe messo mano.

Anche se “remake” non è esatto, questo nuovo Suspiria è molto diverso dall’originale, al punto che trovo più corretto definirlo un tributo al film di Argento (come dichiarato da Guadagnino stesso), che sì condivide con esso la premessa base (una ballerina americana giunge in una compagnia di danza a Berlino, ma scopre essere una copertura per una congrega di streghe) ma è altrimenti diverso in tono, stile, tematiche ed alla fine anche storia.

Volontà resa ancora più chiara dal fatto che la colonna sonora composta da Thom Yorke non cerca affatto di imitare il celebre tema dei Goblin, con l’unica altra concessione/legame (a livello di storia e personaggi, almeno) in Jessica Harper, al tempo la giovane protagonista del film di Argento, qui a fare un cammeo nei panni di un diverso personaggio.

Detto questo, questo Suspiria è molto, molto affascinante, con una storia che riserva qualche sorpresa, pone molta più enfasi sui dialoghi e sulla danza invece che sul gore, più sui personaggi e sulla congrega di streghe, ed una narrazione che – pur dividendosi esplicitamente in 6 atti – può risultare lenta (è un film molto più lungo dell’originale) ed un po’ confusionaria a primo acchitto, specialmente nel terzo atto, che ha un incredibile accelerando di violenza grafica e visuali morbose, uno dei pochi momenti in cui Guadagnino annuisce (a modo suo) al film di Argento.

Concludendo, vale la pena dare l’anima a questa danza macabra.

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