ROMERO DAYS #2: Season Of The Witch/Hungry Wives (1973)

La Stagione Della Strega titolo

Due anni dopo il supremamente dimenticabile There’s Always Vanilla, Romero tornò con film a tema occulto-osè, uno con una storia assai complicata, perchè il distributore (Jack Harris) ne tagliò diverse parti (31 minuti totali) e cambiò il titolo originale Jack’s Wife in Hungry Wives, per venderlo come porno softcore (od un titolo di exploitation) agli arrapati che cercavano di svuotarsi lo scroto nella discrezione di una sala cinematografica.

Altri tempi, probabilmente simili odori che non voglio davvero immaginare.

Era l’era del porno pre-internet, per il Drugo non sarebbe stato un problema, ma comunque sì, prima cose di questo genere erano vendute come film veri e propri in cinema, e raramente su elusive videocassette che dovevi chiedere al proprietario (almeno in america, qui c’era più semplicemente la sezione “Vietata ai minori di 18 anni” nei negozi specializzati in video).

Dopo l’iniziale mancanza di successo della pellicola, essa fu ridistribuita dopo il successo di Dawn Of The Dead (L’Alba Dei Morti Viventi) sotto il nome di Season of The Witch, e sebbene la versione originale di 130 minuti andò (apparentemente) persa, parti del film furono recuperate – portando la durata a 104 minuti – ed inserite in successive versioni per l’home video, tra cui ben 3 release italiane su DVD (una della collana Drive-In Cult, che a quanto pare è di qualità pessima, chi l’avrebbe mai detto).

Almeno era così, perchè la Arrow Video annunciò nel luglio di quest’anno un cofanetto su Romero, contenente There’s Always Vanilla, Season of The Witch e The Crazies (il prossimo titolo di cui parleremo), i primi due restaurati dal negativo originale per risoluzioni meno “olio e grumi”. Siccome non ho il danaro da spendere (visto che possiedo già The Crazies e non trovo There’s Always Vanilla qualcosa di così necessario subito per la mia collezione), mi baserò sulla versione italiana CG Entertaiment per home video su DVD uscita 2011 per la recensione.

Season Of The Witch woof

Mi scuso per la qualità delle immagini (stile BBC), ma ho fatto screenshot dal dvd, e la qualità video è questa, purtroppo.

Sebbene il nuovo titolo sia più accattivante, più adeguato (perchè Hungry Wives implicava un film ben diverso dalla realtà) e lo renda certamente più appetibile agli appassionati dell’horror, è un po’ fuorviante, perchè vi fa aspettare un certo tipo di film, e non è esattamente quello che vi potreste aspettare dal titolo e dalle copertine, perchè non è un film horror (cosa che temo dovrò ribadire più volte in questa retrospettiva). Non che manchino gli elementi horror (streghe, occulto, sangue, anche un goffo tentativo di jumpscare) ma non lo considerei un film horror, per quanto non consideri sacra a prescindere l’etichetta-genere.

Sì, sono coinvolte streghe, ma per non andare di spoiler, non è tanto una storia su fattucchiere che fanno incantesimi, trasformano parenti in gatti, volano nella notte su scope di saggine, o fanno orgie pseudosataniche (non sarebbe mica la prima volte che il tema strega è usato solo per mostrar qualche zinna). É una storia di emancipazione in primis, come la surreale sequenza d’apertura, subdola come una ramazza nello sfintere (magari era di maggiore impatto 44 anni fa) nel farvi capire che la protagonista, Joan Mitchell (no, non è sposata con Joe Don Baker) vive un’esistenza di sottomissione al marito, di quieta disperazione domestica, con un marito che la picchia quando non è continuamente via per lavoro, ridotta a sguattera e domestica visto che la figlia è ormai grande e non ha bisogno di lei.

Annoiata e frustrata (anche sessualmente), non sorprende che appena le giunge la voce, lei ed una sua amica vadano a visitare la donna che dicono essere una strega per farsi leggere i tarocchi. Joan si approccia molto giudiziosa e bacchettona all’idea, ma vede nella stregoneria un’evasione dalla sua vita noiosa, e l’incontro con Greg, un furbo ma un po’ stronzo scopamico della figlia, le risveglia istinti che aveva soppresso da troppo, portandola sempre di più a dedicarsi a questo processo di liberazione dal legame e ruolo opprimente subito fino ad allora, a credere sempre di più nel suo percorso di strega.

Season Of The Witch not a duck

Ci sono alcune cose che però non sono chiarissime quando presentate e che assumono senso solo ripensandoci sopra, come il fatto che nei primi dieci minuti di film vediamo un agente immobiliare fare un tour della casa a Joan, con dialoghi d’esposizione che le spiegano cose che – anche ad inizio film- pensereste Joan sappia anche senza che gli venisse ricordato, come che quella è sua figlia, ancor più quando l’agente stesso dice che lei conosce già quella casa.

E non è il solo caso in cui l’exposition dialogue non è eccelso, con personaggi che fanno domande su eventi abbastanza importanti che immaginereste non si dimenticherebbero mai, non in maniera del tutto forzata ma neanche troppo convincente che questi dialoghi ci siano per qualcos’altro che informare lo spettatore e salare un po’ la caratterizzazione in maniera rapida.

Una cosa in cui il film riesce meglio del previsto è nel trattare l’elemento occulto, visto che lo affronta con un’occhio realistico, parla di come per molti queste “cose strambe” non siano poi molto diverse dalla religione, visto che servono per dare comforto, ed i vari riti che Joan fa è perchè ci vuole credere, anche se (come gli risponde critico Greg, che è disposto a giochi crudeli per far valere il suo punto, come far credere ad una signora di aver fumato erba per dimostrare come sia tutta psicologia e la magia è una balla) sappiamo che non sono necessariamente vere, che ci autosuggestioniamo nel credere che lo siano per pace d’animo.

Season Of The Witch the returning douche

Dicevo che inizialmente fu venduto come un film per adulti, e ci sono alcune scene e sequenze che non starebbero bene in Ben 10, sì, ma non aspettavi scene grafiche e nuditè extraordinarier, ho visto due capezzoli di pura sfuggita, per il resto è culi di uomini, schienee sideboob femminili, ma gli amplessi sono mostrati a fine, o solo in formato Winamp. Nulla di scandaloso, a meno che non abbiate “paura” di peli pettorali maschili. O di canzoni anni 70 (beh, una canzone anni 70) che portano lo stesso nome del film, quando chiaramente non erano state composte in origine per questo lungometraggio.

Vorrei mettere per iscritto che non c’è nulla di male nell’avere una sequenza sogno nel proprio film. Ma quando ce ne sono tre che sono quasi identiche nell’arco dello stesso film, sì, perde un po’ effetto e stanca, non aiuta che questa coinvolga un individuo misterioso con una maschera troppo pezzente per risultare paurosa, anche vagamente.

Sembra ripetuta per gonfiare più la durata, e ci sono scene che sembrano tirate per le lunghe, alcune totalmente superflue, e ciò conspira con un altro problema, ovvero il ritmo è tendenzialmente sul lento per gran parte del film ma passa da lunghe scene di dialogo ad altre molto dirette senza particolare equilibrio, come negli ultimi minuti in cui succede un grosso evento, sulle cui conseguenze il film quasi glissa (come su alcune sotto-trame, tecnicamente “risolte”), lasciando che siano due voci fuori campo di poliziotti a parlarci di qualcosa che magari richiedeva più spazio a schermo, più di Joan che si annoia a giocare a carte con altre signore.

Season Of The Witch for dummies

Il finale è di gusto, triste ma conclude perfettamente il percorso di Joan, risultando più progressivo di quanto certe frasi (specialmente quelle dette dai poliziotti) possano far pensare, e dando un buon arco narrativo al personaggio di Joan, che è ben scritto come buona parte dei dialoghi (anche se in alcune scene – come già detto – si tirano per le lunghe), e dei personaggi, anche se le recitazioni non sono sempre di qualità costante tra gli attori (tra cui facce familiari come Jan White e Raymond Laine, già in There’s Always Vanilla).

Ad inizio recensione parlavo di una versione restaurata, e francamente ci vorrebbe, visto che la versione DVD che possiedo (ed ho usato per la recensione) è tecnicamente imbarazzante: l’audio è mediocre, il doppiaggio italiano passabile ma nulla di più (ci sono anche alcuni errori di lypsynching ed un caso in cui un personaggio dice “scusa papà” quando invece doveva chiaramente dire “scusa mamma”), e soprattutto il video è ad una risoluzione ridicola, quindi visto su una HDTV da salotto (non per forza una d’alto bordo) vi beccate il formato letterbox, con un’enorme spazio lasciato vuoto sullo schermo, come se fosse MST3K o cose simili, con lo spazio per loghi e cose del genere.

Commento Finale

Nonostante la complicata storia e difficile vita che questo film di Romero ha avuto, passando dall’essere lanciato come film softcore d’exploitation (senza successo, perchè il marketing era mendace) all’essere venduto come un film horror a tema fattucchiero quando è discutibile considerarlo un film horror, non si meritò del tutto di passare comunque in sordina nel tempo, etichette di genere a parte.

Certo, un film ridistribuito sotto il nome “La Stagione Della Strega” evoca un certo tipo di cinema, ma non è esattamente quello che il film è, in quanto è la storia d’emancipazione femminile di una casalinga, abusata da un marito manesco ed autoritario che la lascia da sola per settimane intere, relegata ad una vita di noiosa routine da domestica e cuoca visto che la figlia è ormai già grande, che vede nell’occulto un modo di liberarsi dalla gabbia di servitù maritale e repressione sessuale, della sua vecchia sé stessa vista come un compendio al marito e non una persona in sé.

Per un film del 1973, affronta questi temi in maniera assai progressista e realistica (anche se la scene iniziale è l’antitesi del subdolo), e lo fa con buoni dialoghi, della buona fotografia e (per lo più) con buoni attori, alcuni dei quali avevano già collaborato con Romero nel dimenticabile There’s Always Vanilla. Peccato che il film abbia dei problemi non da poco, come il ritmo della narrazione non omogeneo, che passa da scene dialogate in cui le cose sono tirate un po’ per le lunghe (e diventano noiosette per questo) a scene assai dirette, risolvendo alcune sotto-trame in un maniera fin troppo rapida, per culminare in un evento verso la fine, che pensereste meriti più spiegazione ma è liquidato subito via voci fuori campo di confusi poliziotti misogini.

Season Of The Witch no bull

E francamente non sento la mancanza dei 20 minuti di materiale mancante, visto che anche a 104 minuti sembra più lungo di quanto è per l’inconsistente ritmo della narrazione e per la presenza di alcune scene del tutto superflue, oltre ad una sequenza sogno che riappare 3 volte durante il film, leggermente variata ma essenzialmente sempre identica, diventando stancante, ed il basso budget non aiuta, anzi, toglie buona parte dell’efficacia alla scena.

Nonostante questi problemi, è un film decente e che vale la pena di vedere se vi piacciono le opere di Romero, visto che quanto c’è di buono spicca nonostante tutto. Non il film migliore della sua carriera, ma decisamente riconoscibile come suo e meritevole almeno di un’occhiata.

 

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